Teletrasporto

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Teletrasporto
Il teletrasporto non è solo una trovata da film o da telefilm di Fantascienza o un'esperienza mistica raccontata nella Bibbia piuttosto che in un altro testo sacro: è una tecnologia sulla quale si fanno esperienze concrete in prestigiosi ambienti accademici da molti decenni, e che dal 1997 non è solo possibile in teoria, ma è una realtà sperimentale concreta e documentata - seppure solo a livello subatomico. All'Università di Innsbruck e a "La Sapienza" di Roma, in quell'anno, due distinti esperimenti infatti portarono al trasporto di fotoni a distanza, ma già nel 1993 con la pubblicazione dello studio "Teleporting an unknown quantum state via dual classical and Einstein-Podolsky-Rosen channels" su Physical Review Letters i cosiddetti Sei di Montreal (sei fisici giovani e brillanti incontratisi a un congresso nella città canadese) avevano gettato le basi procedurali per il teletrasporto, che non è - bene sottolinearlo - il trasporto di un corpo materiale nello spazio, ma una comunicazione di informazione che viene decodificata a destinazione e riconvertita a partire da materie prime in una copia perfetta dell'originale. Questa procedura pone due ordini di problemi: il primo squisitamente tecnico (la gestione della enorme quantità di informazioni necessarie per scomporre e ricomporre un oggetto di medie dimensioni o addirittura un essere vivente è impossibile per la capacità di calcolo anche del più sofisticato supercomputer odierno, e l'unica speranza risiede nei computer quantistici, che a dimensioni microscopiche uniscono performance stratosferiche - Gilles Brassard ha scritto: "Con un computer quantistico costruito con solo un migliaio di particelle subatomiche potremmo eseguire velocemente un calcolo che un computer tradizionale della dimensione dell'universo non sarebbe in grado di completare prima della morte del Sole") e il secondo filosofico (esiste una caratteristica degli esseri umani che va al di là di un mero agglomerato di atomi e non sarebbe possibile traformare in informazione, causandone la perdita irreparabile durante il processo di teletrasporto? Asher Peres, quando un giornalista gli chiese se si potesse teletrasportare anche l'anima oltre al corpo, rispose: "No, solo l'anima")...
Per affrontare un tema così complesso e futuribile David Darling, astronomo e giornalista britannico col pallino della divulgazione scientifica (è autore anche di libri di scienza per bambini), ripercorre la storia della Fisica per più di metà del libro, da Newton e Young e la loro polemica sulla natura della luce alle equazioni di Maxwell, da Planck e i suoi quanti ad Einstein e al suo Nobel sull'effetto fotoelettrico, da Schrodinger e dalla sua equazione d'onda ad Heisenberg e al suo principio di indeterminazione, dal concetto di entanglement alla teoria dell'informazione. Una cavalcata esaltante che è sacrosanto celebrare ed elettrizzante ripercorrere, ma che forse occupa troppo spazio rispetto all'oggetto vero e proprio del saggio. Il linguaggio è semplice, ma la necessità di descrivere così tanti concetti - e tutti di grande spessore - a un ritmo vertiginoso rende la lettura non agevole a chi non abbia almeno una infarinata di Fisica a livello universitario. Lascia inoltre davvero molto perplessi il fatto che - nonostante più volte nel saggio l'autore si lamenti del fatto che non si possa parlare di teletrasporto senza che i mass media cialtroni non tirino fuori le orecchie di Spock e la serie tv "Star Trek" - in copertina ci sia una rielaborazione del manifesto del primo lungometraggio di "Star Trek" (quindi nemmeno un'immagine riferita al cast classico del telefilm) e in IV di copertina una frase che recita testualmente: "Gli amanti di Star Trek potranno finalmente comprendere scientificamente cosa sia il teletrasporto". Quando si dice la coerenza.