Un principe azzurro a Central Park
Una storia davvero niente male: dopo il primo successo di Principesse a Manhattan Elisa Puricelli Guerra ha dimostrato di saper scrivere un sequel divertente e spensierato tanto quanto l’originale. Come in un ballo di primavera, i personaggi si muovono sulla scena con leggerezza, in un susseguirsi di scoperte e colpi di scena, di sogni e speranze. Tra concerti rock e negozi di moda, l’autrice immerge il lettore in un paesaggio metropolitano incredibilmente vivo e palpabile tanto da dare l’impressione che New York sia proprio dietro l’angolo, con i suoi grattacieli e i suoi parchi, i suoi colori e la sua gente. Una città bella e vivibile, altro che lo smog e il traffico che siamo soliti immaginare. Ma la grande abilità della scrittrice (che tra l’altro ha lavorato per anni nell’editoria e conosce bene le qualità di un buon romanzo) sta nel dar vita a personaggi indimenticabili, studiati fin nei minimi dettagli. Il goffo e pasticcione Orlando, il bel caratterino dell’agguerrita Kelly e la misteriosa donna chic, che non si separa mai dal suo bocchino profumato e da un’iguana sonnolenta. Ma soprattutto Olivia, la cui aria sbarazzina e il carattere romantico e un po’ buffo potrebbero ricordare una Bridget Jones in formato adolescenziale. In una società che esalta donne belle e all’ultima moda, spendaccione e (magari) un po’ oche, le nuove generazioni hanno qualche volta la possibilità di confrontarsi con modelli ben lontani da quello artificioso delle Barbie. E cosa c’è di meglio di una storia che proprio nel momento in cui sembra farsi portavoce di un mondo di sole principesse, “leziose, viziate e smorfiose” per dirla alla Kelly, rovescia completamente la prospettiva e dà la palma della vittoria a donne intraprendenti e coraggiose, che non si vergognano di dire di avercela fatta con le proprie forze? Non siamo più nel mondo delle favole ma nella metropoli contemporanea e Cenerentola cede il passo alle sorellastre che, detto tra noi, sono davvero in gamba. Ma non si disperino le aspiranti principesse. Anche loro vincono, a patto che siano come Olivia, indipendenti e sognatrici.
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