Lo Zen e l'arte di andare in bicicletta
L'autore de Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta, il libro culto degli anni '70 a metà tra romanzo di viaggio e saggio filosofico, doveva aspettarselo che le cose non sarebbero andate bene per le sue adorate motociclette. Ai giorni nostri, tra la crisi generale e il prezzo della benzina alle stelle, bollo, bollino, assicurazione, revisione e cazzi vari non c'è da meravigliarsi che a fare tendenza sia la cara, beneamata bicicletta. D'altra parte in un mondo sempre più piccolo e in una realtà sempre più caotica quale mezzo migliore per riappropriarsi dei propri tempi e dei propri spazi? Lo sa bene l'autore di questo libro, vero concentrato di sapienza ciclistica, che ha percorso l'Europa a pedali, raggiunto le vette dell'Himalaya e poi è partito nel 1994 per un giro del mondo durato ben sette anni. E' proprio dopo questa esperienza che Claude Marthler, ginevrino, ha messo mano a Lo zen e l'arte di andare in bicicletta (la vita e altre forature di un nomade a pedali). In realtà il volume non ha niente a che vedere con il libro culto degli anni '70, solo raramente l'autore racconta del suo viaggio in bicicletta (e le parti più belle sono proprio queste, come quella dell'incontro avvenuto a Nuova Delhi tra lui e la sua futura ragazza Heidi, anche lei cicloviaggiatrice). Il resto del libro è un concentrato di massime dal piglio filosofico. Brevi periodi, quasi autonomi tra di loro, messi in fila uno dietro l'altro: «Se per il ciclonauta il vento è contro o non soffia, per il filosofo Seneca non ci sono venti favorevoli per coloro che non conoscono un porto dove attraccare», «Di fronte al paesaggio-predatore, l'uomo ha frammentato lo spazio per sopravvivere, sognarsi sovrano e senza dubbio sentirsi un po' meno solo e irrisorio», «La bicicletta non è niente senza l'uomo, e a volte è vero anche l'inverso». Non un romanzo dunque, e nemmeno un saggio o un reportage. Piuttosto un repertorio ciclosofico scritto da un santone della bicicletta. Di buono c'è, senza dubbio, che il libro fa venire voglia di chiuderlo. Per montare in sella alla bici, che avete capito!
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