L'angelo di Hitler
Kris Rusch decide di inserire il suo thriller storico proprio negli anni in cui Adolf Hitler porta il suo minuscolo partito nazionalista ai vertici del governo tedesco, quando il cancro sta per diffondersi in Europa. Ma lo fa non rinunciando a nessuna ovvietà, a nessun luogo comune. Mi chiedo: c’era bisogno dell'ennesimo romanzo incentrato sulla figura di Hitler? Nazisti, ispettori, Baviera. I continui flashback sono dannosi come un bicchierino di Jack Daniel's dopo mezza bottiglia di vodka calda, e regalano al lettore solo un gran mal di testa. Perché costruire una storia finta e così vacuamente enfatica quando si poteva cercare nelle vicende storiche estraendone qualcosa di davvero buono? I dialoghi sono fiacchi, la suspence non esiste, l’ispettore è infastidito quanto noi da questa sua fan che nelle prime cinquanta pagine del libro ci appare come una frivola studentessa americana che si porta in Europa tutti i suoi clichè. Malgrado la IV copertina riporti commenti entusiastici di vari giornalisti, leggere questo libro è stata una fatica erculea. Anche io, come il potente e affascinante eroe greco, ho portato a termine la mia missione.
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