L'angelo di Hitler

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L'angelo di Hitler
Una studentessa americana si reca a Monaco per terminare la sua tesi. Siamo nel 1974: la città bavarese come tutta la Germania è in fermento per le imminenti olimpiadi, in periferia è stato costruito il villaggio che ospiterà gli atleti. Annie vuole capire attraverso i suoi studi come un uomo possa affinare le sue abilità intuitive e risolvere casi molto importanti: a tal fine deve incontrare un personaggio notevole, un detective che nel 1929 risolse un’importante indagine, il caso Demmelmayer, ma che soli tre anni dopo diede le dimissioni lasciando la polizia investigativa e ritirandosi a vita quasi ascetica. L’uomo, Fritz Stecher, è ormai vecchio, vive da solo in una casetta fatiscente, è restio a rispondere alle domande della ricercatrice, perché dietro quel caso, dietro il suicidio della nipote di Hitler, si nasconde ben altro. Il 1929 è un anno fondamentale per la Germania. Un uomo fino a pochi mesi prima un perfetto sconosciuto è diventato capo di un piccolo partito, ma sta raccogliendo già i favori di un popolo, quello tedesco, stanco e disilluso dall’attuale governo. In poco tempo quell’uomo diventerà una delle figure più controverse della storia del '900...
Kris Rusch decide di inserire il suo thriller storico proprio negli anni in cui Adolf Hitler porta il suo minuscolo partito nazionalista ai vertici del governo tedesco, quando il cancro sta per diffondersi in Europa. Ma lo fa non rinunciando a nessuna ovvietà, a nessun luogo comune. Mi chiedo: c’era bisogno dell'ennesimo romanzo incentrato sulla figura di Hitler? Nazisti, ispettori, Baviera. I continui flashback sono dannosi come un bicchierino di Jack Daniel's dopo mezza bottiglia di vodka calda, e regalano al lettore solo un gran mal di testa. Perché costruire una storia finta e così vacuamente enfatica quando si poteva cercare nelle vicende storiche estraendone qualcosa di davvero buono? I dialoghi sono fiacchi, la suspence non esiste, l’ispettore è infastidito quanto noi da questa sua fan che nelle prime cinquanta pagine del libro ci appare come una frivola studentessa americana che si porta in Europa tutti i suoi clichè. Malgrado la IV copertina riporti commenti entusiastici di vari giornalisti, leggere questo libro è stata una fatica erculea. Anche io, come il potente e affascinante eroe greco, ho portato a termine la mia missione.