La ragazza con l'ombrellino rosa

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La ragazza con l'ombrellino rosa
Roma, 7 agosto 1990. Sono quasi le 20, e nella casa di una normalissima famiglia romana di periferia, i Cesaroni, regna l'angoscia. La 21enne Simonetta non è ancora tornata dal lavoro, nonostante di solito uscisse molto prima e nonostante per quel pomeriggio avesse appuntamento col padre presso una vicina autofficina per ritirare la sua 126 appena riparata. La ragazza non è tipo da fare ritardi senza avvisare, e non siamo ancora nell'era dei cellulari, quindi è impossibile per i genitori preoccupati contattarla. Simonetta lavora per un'agenzia di servizi che la smista presso vari uffici a seconda delle esigenze: quel giorno - scopre la sorella Paola recandosi a casa del suo principale, Salvatore Volponi - è stata mandata alla AIAG (Associazione Italiana Alberghi della Gioventù), che ha sede in via Poma, nel quartiere Prati. Alle 23, dopo alcuni inutili giri di telefonate, Paola e il fidanzato, in compagnia di Volponi e del figlio, decidono di recarsi proprio in via Poma. Qui discutono animatamente con la portiera dello stabile che ha le chiavi e non vuole farli entrare nell'ufficio, e dopo circa 15 minuti aprono la porta (chiusa a chiave dall'esterno con quattro mandate) e in una stanza (non quella nella quale la ragazza stava lavorando) trovano il cadavere di Simonetta seminudo e trafitto da numerose coltellate: l'assassino ha infierito a lungo sulla ragazza, e si è accanito soprattutto su viso, gola, petto, addome. Stranamente, il sangue sul pavimento è pochissimo, e la stanza dell'omicidio è in ordine: persino le scarpe da tennis di Simonetta sono in un angolo, una a fianco all'altra. Gli inquirenti - tra goffaggini, omissioni, errori, ritardi e false piste - iniziano a indagare: la vita di questa ragazza della porta accanto, messa sotto il microscopio, comincia a mostrare ombre inquietanti. Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni e perché?
L'enigma di via Poma , che ha monopolizzato per mesi e mesi l'attenzione di un'Italia post Mondiale che si avviava alla tempesta di Tangentopoli, è tornato alla ribalta nel 2010 perché si è aperto il processo a Raniero Busco, 'fidanzato' (ma lui ha sempre negato un coinvolgimento serio) della ragazza all'epoca dell'omicidio e accusato di omicidio volontario dopo il ritrovamento di un reperto biologico con tracce del suo DNA sul reggiseno del cadavere, ma soprattutto a causa del suicidio (avvenuto in circostanze ancora poco chiare) di Pietrino Vanacore, uno dei primi e principali sospettati del crimine, in seguito prosciolto dall'accusa. L'occasione è quindi preziosa per fare il punto su quanto si sa a oggi dei fatti, sulle varie ipotesi formulate dagli inquirenti e da altri, sulle vicende giudiziarie legate al delitto. Il giornalista Igor Patruno raccoglie tutto ma proprio tutto (compresi passi da altri libri sull'argomento) in questo volume avvincente, documentatissimo e molto chiaro, che permette sia a chi all'epoca ha seguito con attenzione la vicenda sia a chi - magari per ragioni anagrafiche - si avvicina al caso Cesaroni solo ora di farsi un'idea compiuta, in attesa di prossimi sviluppi giudiziari e non. Nota (negativa) a margine: passi per la scelta di corredare graficamente (sia con illustrazioni interne che con una sgranatissima copertina) il saggio con i disegni senza infamia e senza lode di Andrea Calisi, ma nel nostro mercato librario fatto di tempi di presenza fugacissimi su scaffali iperaffollati e di vetrine di bookstore che catturano gli sguardi di passanti distrattissimi con disegni a colori sgargianti, foto suggestive e frasi ad effetto la scelta di un titolo (il sottotitolo, ahinoi, non basta) che non faccia cenno né a Simonetta Cesaroni né a via Poma (concentrandosi invece sul suo ombrellino fucsia e volendo dare della vittima una lettura romantica, stilizzata, tenera) è a nostro parere a dir poco suicida. Ci auguriamo naturalmente di sbagliarci, perché il libro merita attenzione: un bene che oggigiorno il pubblico sembra incapace di concedere ai volumi che non se lo conquistino sgomitando. In libreria - ci piaccia o no - servono le mazze da baseball, non gli ombrellini rosa.