Asbury Park, New Jersey, è una cittadina in bocca all’oceano come molte altre lungo la East Coast, maltrattata dal decadimento e dalle ristrutturazioni lasciate a metà, con angoli in degrado e viste mozzafiato sull’oceano, ma anche meta di pellegrinaggio per una moltitudine di persone provenienti da tutto il mondo, visceralmente legate alla musica di Bruce Springsteen. Perché ad Asbury Park ci sono i simboli della crescita musicale del Boss, simbolo lui stesso di un’America preziosa e ricca di cultura musicale e umana. Gli edifici (anche quelli che non si sono più, vittime di una ricostruzione e un restyling impietoso) trasudano la storia di Bruce, la sua formazione musicale, il suo talento cresciuto a suon di session ad oltranza nei locali storici di Asbury Park. Lo Stone Pony, l’Upstage, The Fast Lane sono alcuni tra i luoghi di ritrovo che nei primi anni settanta permettevano ai giovani musicisti di esprimere le loro capacità, la loro musica, senza pregiudizi da parte del pubblico. Anzi, la platea richiedeva musica originale, giudicava implacabile, riconoscendo una futura stella del rock, semmai fosse passata da quelle parti. E non stentò quindi a notare un giovane musicista del posto, che ai party rumorosi preferiva la veranda e la sua chitarra, o il tetto di un edificio e la notte per ascoltare le voci e trovare ispirazione. Una mappa dettagliata e soprattutto affettuosa dei luoghi più importanti nella vita e nella carriera di Bruce Springsteen raccontati da un, prima di tutto, affezionato fan del rocker più famoso del mondo. Una cartolina di saluti da Asbury Park spedita da chi Bruce lo conosce di persona e può raccontare aneddoti originali, emozioni di un backstage, descrivendo immagini di vita privata non visibili, anche se percepibili, nella sua musica. In questo diario di viaggio troverete indicazioni stradali, fotografie, suggerimenti culinari, interviste a personaggi d’eccellenza che con Bruce condividono o hanno condiviso porzioni di genialità e magia musicale. Da Vini Lopez, storico e primo batterista della E-Street Band, a Lisa Lowell, cantante e componente della Seeger Session Band. Tutti riconoscono la profonda umanità e l’umiltà di Bruce, la sua capacità di interpretare la vita di provincia, di mescolare musica a strada, melodia a petrolio. Una magia che non accenna a spegnersi e che torna volentieri ad Asbury Park, per festeggiare con la famiglia, testare un nuovo tour mondiale, bere una birra in un locale, fare una passeggiata lungo Boardwalk, in compagnia dell’oceano…
Le radici sono un punto di partenza e di ispirazione per ogni artista, che sia musicista o scrittore. Sono punti fermi, magari dapprima odiati o capaci di allontanare un uomo dalla propria terra d’origine, ma inevitabilmente presenti all’interno della sua produzione. Sono ricordi, nostalgia, rabbia, speranza e dunque vero e solo carburante per la creatività di chi, per necessità e bisogno impellente, scrive musica, associa parole in frasi poetiche, lega la propria vita a quella di altre milioni di vite. Bruce Springsteen è l’identikit perfetto per questo tipo di artista, geniale e sensibile, un uomo legato alle proprie radici e alla propria famiglia prima di tutto. Capace, tramite questi elementi, di creare qualche cosa di nuovo e melodioso. Canzoni, colonne sonore, concerti fiume dove l’energia e l’empatia generano altra energia, legando tra loro artista e spettatori. Tra questi Stefano Pecoraio, da molti anni interessato alla vita di Bruce Springsteen, alla sua storia e soprattutto ai luoghi che videro le sue origini musicali, che lo formarono per diventare quell’icona del rock che è oggi. Il libro, si badi bene, non è una ricerca ossessiva delle impronte del Boss, della sua immagine impressa ovunque, del suo spettro per forza presente, ma è soprattutto un rispettoso, educato, e umile sopralluogo alla cittadina di Asbury Park, una visita interessata ai suoi monumenti, ai teatri e al suo Casino, a quegli edifici chiusi e mai più riaperti che fecero da sfondo alla nascita e alla crescita musicale di molti artisti americani e non solo di Bruce. La riscoperta di un angolo di New Jersey che nei primi anni settanta era il luogo adatto per sperimentare la propria musica, mostrando ognuno la propria fetta di talento alle persone disposte ad ascoltare senza pregiudizi. Ora quel mondo non esiste quasi più, eppure le persone che lo ricordano ci sono ancora, come ancora ci sono persone che stanno tentando di riaprire qualche storico locale con le medesime e pulite intenzioni, credendo fermamente che la musica e la vita viaggino parallele, incontrandosi e unendosi sul palco di un club o sulla riva dell’oceano.
Le radici sono un punto di partenza e di ispirazione per ogni artista, che sia musicista o scrittore. Sono punti fermi, magari dapprima odiati o capaci di allontanare un uomo dalla propria terra d’origine, ma inevitabilmente presenti all’interno della sua produzione. Sono ricordi, nostalgia, rabbia, speranza e dunque vero e solo carburante per la creatività di chi, per necessità e bisogno impellente, scrive musica, associa parole in frasi poetiche, lega la propria vita a quella di altre milioni di vite. Bruce Springsteen è l’identikit perfetto per questo tipo di artista, geniale e sensibile, un uomo legato alle proprie radici e alla propria famiglia prima di tutto. Capace, tramite questi elementi, di creare qualche cosa di nuovo e melodioso. Canzoni, colonne sonore, concerti fiume dove l’energia e l’empatia generano altra energia, legando tra loro artista e spettatori. Tra questi Stefano Pecoraio, da molti anni interessato alla vita di Bruce Springsteen, alla sua storia e soprattutto ai luoghi che videro le sue origini musicali, che lo formarono per diventare quell’icona del rock che è oggi. Il libro, si badi bene, non è una ricerca ossessiva delle impronte del Boss, della sua immagine impressa ovunque, del suo spettro per forza presente, ma è soprattutto un rispettoso, educato, e umile sopralluogo alla cittadina di Asbury Park, una visita interessata ai suoi monumenti, ai teatri e al suo Casino, a quegli edifici chiusi e mai più riaperti che fecero da sfondo alla nascita e alla crescita musicale di molti artisti americani e non solo di Bruce. La riscoperta di un angolo di New Jersey che nei primi anni settanta era il luogo adatto per sperimentare la propria musica, mostrando ognuno la propria fetta di talento alle persone disposte ad ascoltare senza pregiudizi. Ora quel mondo non esiste quasi più, eppure le persone che lo ricordano ci sono ancora, come ancora ci sono persone che stanno tentando di riaprire qualche storico locale con le medesime e pulite intenzioni, credendo fermamente che la musica e la vita viaggino parallele, incontrandosi e unendosi sul palco di un club o sulla riva dell’oceano.

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