Scritture a perdere
Giulio Ferroni, docente a La Sapienza di Roma e critico letterario tra i più autorevoli nel panorama nazionale, affonda senza mezzi termini le mani nella spinosa questione dello stato di salute della letteratura negli anni zero. Secondo lo studioso c'è una immediata necessità di tentare una coraggiosa resistenza e opposizione a questo stato di decadentismo sociale e culturale che non sembra ultimamente poter aver fine, visto che la critica militante oggigiorno sembra essere oramai emarginata, asservita solo a logiche di mercato e giochi di potere clientelare. Ecco allora l'inevitabile proliferare di casi letterari costruiti in laboratorio - di cui Ferroni smaschera con onestà intellettuale e senza peli sulla lingua qualche artifizio - che finiscono giocoforza per rimpolpare i più prestigiosi premi letterari nazionali, segnando la strada culturale fittizia da dover poi seguire. I Paolo Giordano, le Mazzantini, gli Scarpa, persino i Wu Ming con il loro “New Italian Epic”, definito dal Professore come “[...] un'apposita etichetta piuttosto balzana...” , vengono da Ferroni ripetutamente smontati e ridotti al semplice rango di fenomeni culturali mediatici. Ma ovviamente non è solo demolizione quella che il professore attua, tentando anche di tracciare una plausibile via d'uscita. L'idea è quella di tornare ad una scrittura che sia responsabilmente critica – Scurati, Affinati, Lagioia, Moresco, Piperno - seguendo per esempio la strada dell'autofiction – Siti, Cavazzoni, Ramondino - magari anche il ritorno alla poesia in senso stretto, qualcosa insomma che possa concorrere a creare una sovrastruttura culturale più solida e indipendente ma che sopratutto spezzi la lobotomizzante logica dell'attuale bulimia consumistica e commerciale imperversante, e che insomma ridia dignità e responsabilità critica alla parola. Unico neo di questo breve e preciso compendio sta forse proprio nella sua eccessiva condensazione, però. Certo l'aspetto divulgativo è decisamente più immediato in questo modo ma molteplici questioni – alcune anche riguardanti la critica sull'avvizzimento morale e culturale della società contemporanea - avrebbero meritato un approfondimento senz'altro maggiore, per evitare l'effetto boomerang di un testo alla fine troppo generalista per essere davvero efficace.
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