Lo splendore dei discorsi
Inquietante e curioso, il romanzo di Giuseppe Aloe indaga in maniera stravagante i contorti meccanismi mentali che si instaurano quando una tragedia irrompe nella nostra vita. Il suo protagonista non ha nome, non ha provenienza, ha solo un grande enorme dolore. Già in precedenza pare lasciarsi vivere dalla routine quotidiana, almeno secondo il poco che traspare dalle prime pagine, prima cioè che la morte distrugga la sua famiglia. Successivamente reagisce all’accaduto facendosi trasportare dagli eventi in maniera spaventosa, compiendo, senza rendersi conto di nulla, efferati omicidi, senza dare valore alle vite che cancella o forse dandogliene uno misero, insulso. Entra a far parte di un giro che disprezza, ne diventa un tassello fondamentale, è l’esecutore finale. Aloe racconta un personaggio tanto assurdo da essere fin troppo reale, col suo sguardo nichilista attraverso cui filtra il dramma della sua vita, dotato di una freddezza simile a quella del protagonista di Caos calmo di Sandro Veronesi: stessa irreale presa di distanza dai fatti, stesso istinto autodistruttivo, stessa voglia di far male, pur senza uccidere, nel caso di Veronesi. Personaggi che vivono trattenendo il respiro per non restare soffocati e che per sopravvivere al dolore trovano espedienti peculiari, personali. E il tutto è reso alla massima potenza dalla scrittura di Aloe, secca, aspra e proprio per questo espressiva fino ad essere tagliente.
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