Una terra spaccata
Napoli è putrida. Sacchetti d’immondizia ovunque, anche nelle zone aristocratiche e perbene. Di notte, quando si alza la brezza che dal mare arriva sulla terraferma, un fetore aspro penetra le mura delle case e arriva ai nostri nasi. D’estate è impossibile aprire le finestre, per paura che i topi possano entrarci in casa. Questa è la Napoli che fa da scenografia al romanzo della Cirillo. Fiction, ma anche cronaca: quella della Campania degli ultimi anni. Per non perdere la faccia e/o per rubare ancora più soldi, negli anni passati sono state infatti prese delle decisioni drastiche: c’è spazzatura? Costruiamo tante discariche! Purtroppo i luoghi prescelti per questi disastri ecologici in pectore erano tutti parchi naturali (il parco naturale del Vesuvio, per fare un esempio) sotto la tutela del WWF o zone inadatte ad ospitare una discarica di grosse dimensioni. La protagonista del romanzo, una geologa romana, è decisa a fare il suo lavoro e ad arrivare fino in fondo, ma poi si accorge che il suolo non è adatto ad ospitare una discarica, che a pochi metri di profondità c’è una falda acquifera che arriva in un lago poco distante, che la popolazione non vuole la merda dei napoletani. Così da austera geologa diventa donna appassionata e si fa portavoce della gente del Formicoso e dei comuni vicini. Peccato però che a questo punto la vicenda personale e sentimentale di Gregoriana diventi il centro del libro, che quasi abbandona i richiami alla cronaca. La storia si fa piatta come i pettorali di una undicenne, i dialoghi diventano apatici, il plot procede per inerzia, insipido e scialbo. Un vero peccato, perché l’input era di quelli giusti.
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