Confessioni di un evirato cantore
Questo di Achille Maccapani - romanziere, giornalista e cultore di poesia - è un libro a dire il vero curioso, il cui genere letterario al confine tra biografia e romanzo storico non appare del tutto chiaro. Come non del tutto chiara appare la scelta su cui si fonda la decisione dell’editore di inserirlo addirittura in una collana noir. Dopo una “Ouverture” dal ritmo incalzante, contrassegnata dalla rocambolesca fuga del protagonista dalla villa della contessa Vendramin e dall’accoltellamento di uno dei suoi sicari, i toni si placano e l’opera vira decisamente in direzione della biografia romanzata. Un’amara e sofferta resa dei conti, ricca di risvolti turbolenti e piccanti, narrata in prima persona da Luigi Marchesi attraverso il resoconto di vicende effettivamente accadute e la rivelazione di pensieri trattenuti e rilasciati nel confessionale di un giovane sacerdote di campagna. Il passato fluisce nel presente in evocazioni che privilegiano il dettaglio di fatti e personaggi storici che hanno attraversato non solo la carriera del grande cantante lirico, vissuto tra la seconda metà del Settecento e i primi anni del secolo successivo. Un affresco storico in cui compaiono di volta in volta le figure dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria e di Napoleone, di Cherubini e Paganini, di Mozart e Da Ponte, di Luisa Todi e Nancy Storace, di Foscolo e Monti. I personaggi del romanzo vengono presentati con grande verità psicologica, nei loro contrastanti umori, intrecciandosi con notizie preziose di storia del costume sociale. Un libro concepito con intelligenza e scritto in maniera elegante, che non mancherà di avvincere anche il lettore meno appassionato di opera lirica.
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