Incanto classico
Quello che risulta piacevolmente spiazzante nel libro di Francesco Minervini è l’accostamento a fini didattici di due autori che sembrerebbero appartenere a due mondi, non solo cronologicamente, assai distanti, questo scompaginare le vie d’accesso ortodosse per la fruizione profonda di contenuti identici - differenti solo in apparenza - mediati da strutture, anche queste, apparentemente dissimili. Eppure i legami tra la letteratura e la musica sono antichissimi, ed anzi i testi poetici nella classicità erano composti proprio per essere accompagnati da musica. Omero stesso era un aedo, un cantore e un compositore e l’Iliade era un lungo canto accompagnato dalla cetra. Va bene, Omero era una specie di cantautore. Ma può davvero Vasco Rossi aiutare a tradurre i tormenti di S. Agostino fino a scoprire che desiderare di leggere le Confessioni come fosse un contemporaneo diario dell’anima non è poi un’idea così astrusa? Pare proprio di sì. Allo stesso modo la passione senza tempo di un’anima femminile, la terribile bellezza di Medea ci sapranno parlare con le parole di Mina e Fiorella Mannoia e si faranno riconoscere dalle acerbe e violente emozioni degli adolescenti. E non soltanto. Edipo e Giorgia ci potranno parlare del destino e Aristofane, Aristotele, Giorgio Gaber e Ligabue ci aiuteranno a riflettere sulla partecipazione sociale e politica. Incanto classico è essenzialmente un libro didattico, scritto da un giovane docente di Greco e latino deciso ad utilizzare “messaggi a cui gli studenti siano reattivi” per comunicare il suo smisurato amore per il mondo classico, attraverso un linguaggio che per loro risulti più efficace e comprensibile. L’intuizione è recuperare la dimensione originale della poesia classica trasformandola in approccio privilegiato nei confronti dei giovani studenti. La musica è infatti decisamente più immediata della letteratura ed è capace di raggiungere le corde del cuore in maniera diretta. L’espediente di accostare la forma poetica che ai giovani è più vicina, la musica appunto, alla poesia classica serve ad evidenziare ai loro occhi l’universalità del sentimenti e dell’esperienza umana che travalica i secoli e ci permette di amare ed apprezzare quella poesia oggi più che mai. Scoprire questa dimensione metastorica che accomuna i versi di Omero e quelli di De Andrè porterà i più giovani a guardare con occhi nuovi ciò che viene loro “propinato” a scuola, conducendoli ad un apprendimento dinamico mai passivo ma anzi entusiasta. Perché quella di Francesco Minervini non è una proposta teorica ma il frutto di un “esperimento” che ha portato risultati concreti. Sorprendente è che, al di là dell’utilità indiscussa della proposta rivolta ai colleghi docenti, peraltro assai ben strutturata attraverso l’individuazione di obiettivi e schede didattiche, la lettura di Incanto classico risulti estremamente piacevole anche a chi docente non lo è. Il lettore che ha una formazione classica riscoprirà con rinnovato piacere che il mondo classico, nonostante i pregiudizi, ha sempre qualcosa di nuovo da dire a chi appena si pone in condizione di ascoltare, ma anche chi questa formazione non ha dovrà solo lasciarsi guidare lungo il percorso indicato dall’autore per scoprire nuove chiavi di lettura, magari di un brano musicale amato da sempre o di un verso letto per caso da qualche parte. Leggere Incanto classico è, alla fine, ricordarsi di quello che abbiamo sempre creduto, che ognuna delle forme d’arte che conosciamo, da quelle figurative alla letteratura, fino al cinema ed alla musica proviene da quel patrimonio immenso all’ombra del quale ci siamo formati e dalle cui radici continuiamo a trarre linfa vitale.
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