Assiotea

Assiotea
Assiotea è una giovane copista di Fliunte, in Grecia, che ha appreso la sua arte dalla madre. Da lei impara non soltanto a ricopiare i libri che il padre - commerciante tra l’Ellade e la Trinacria - porta a casa, ma anche a leggere le opere dei filosofi a studiarle, a criticarle. In particolare, ad attirare la sua attenzione e catalizzare le sue riflessioni è il pensiero di Platone che considera la donna inferiore all’uomo per natura. Nella Grecia del 350 a.c. una donna non è altro che moglie e madre, mentre una donna istruita e pensante è una scocciatura, anzi un pericolo. Dopo il misterioso assassinio della madre e la sparizione di una sacca contenente Il Grande Ordinamento di Leucippo, Assiotea viene data in moglie a Paionio, un atleta che preferisce più la grazia effeminata di un giovanotto piuttosto che le attenzioni della sua compagna a meno di violentarla una notte per assicurarsi una discendenza certa. Piuttosto che continuare a condurre quella vita, Assiotea chiede di rompere il matrimonio ed al padre di essere venduta come schiava, cosa infinitamente più gradita del vivere con la certezza di rimanere un’ombra tra le ombre. Mandata al lavorare nelle infernali miniere del Laurio che forniscono l’argento necessario ad Atene, Assiotea è riscattata e liberata da un benefattore, Focione, che tempo prima aveva ascoltato un suo caloroso e appassionato intervento che destrutturava di fondamento la pratica della schiavitù. Per la sua levatura intellettuale, ma anche per i tratti somatici che così tanto la avvicinano alle statuette rinvenute da alcuni schiavi nelle miniere e subito venerate come la dea della libertà, Assiotea assurge a simbolo della lotta alla schiavitù. Una battaglia che fa propria sfidando i preconcetti e la dottrina dominante dell’Accademia di Platone ed Aristotele a cui è ammessa e della quale riesce a scardinare i presupposti incrollabili mettendo in discussione i fondamenti inoppugnabili del Maestro e la struttura del suo Stato ideale. Lì, scopre quanto sia stretto il nodo che unisce la lotta per l’affrancamento dalla schiavitù, le statuine trovate nelle miniere, la sparizione del Grande ordinamento di Leucippo e l’assassinio di sua madre. Aiutata da personaggi come Eudosso da Cnido, Iperide, Diogene, Focione va alla caccia del Guardiano, soggetto sfuggente ed implacabile disposto a tutto, anche all’omicido più efferato, pur di annientare chiunque si avvicini troppo all’arcano della Casa del cielo, al segreto che Il Grande Ordinamento porta con sé, al messaggio stesso, rivoluzionario e pericoloso, che Leucippo aveva lanciato…
Si inizia a leggere Assiotea pensando di trovarsi davanti la storia complessa di una ragazza, un intreccio che si tinge subito di mistero. Ma la storia di Assiotea di Fliunte non è soltanto questo: è l’incarnazione di una profonda e ampia riflessione, accompagnata da una neanche tanto velata denuncia sulla schiavitù e la condizione della donna. Un romanzo storico farcito di filosofia in cui tutti i personaggi sono realmente esistiti, così come i contesti (salvo qualche licenza che in un romanzo deve pur starci). La critica aperta alla struttura dello Stato paventato da Platone così simile alla (non tanto) democratica Atene, coincide con la riflessione secondo la quale da quando l’uomo ha estromesso la donna dal comando della società il mondo è cambiato. Da una convivenza pacifica si è passati ad una cronica e costante guerra di conquista, ad un’affannosa corsa al potere e ad un’irrazzionale politica di sottomissione degli altri popoli. Si è svelata insomma, l’innata natura dell’uomo che lo porta a volere sempre di più, a non accontentarsi mai di quello che ha, la sua smodata brama di potere e conquista, il suo eterno “gioco” della guerra. Una scrittura che “prende e molla” continuamente il lettore diviso tra la trama, le vicende che incastonano i personaggi gli uni agli altri e la storia, quella pura, documentata per un risultato che non decolla mai forse anche per colpa di tutti quei puntini sospensivi che rischiano di trasformare il romanzo, già stentoreo di per sé, in un elefantiaco schema per il punto a croce.

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