Concetto al buio
L’idea racchiusa in questo libro è complicata da spiegare, così come difficile sarebbe spiegare un testo teatrale visto la sera precedente a chi non c’era. Perché è dal teatro che si parte, da una forma parlata, uno slang palermitano che diventa prosa in una cacofonia di voci e lamenti e pentimenti e confessioni fatte e chiuse in gabbia. Rosario Palazzolo riversa nel libro il concetto dell’impossibilità della verità che non va raccontata, che se mai dovesse essere detta risulterebbe una bestemmia e un’offesa più grande di quella ricevuta. Appoggiandosi ad una struttura tutta nuova, complicata e contorta, dal respiro corto e spezzato, Concetto recluso al buio scrive una lunga lettera a quel Gesù ricettacolo del dolore umano, il più grande di tutti, che spieghi gli avvenimenti, nella speranza che almeno lui se ne stia zitto e non dica la sua, non sputi sentenze, non prenda una posizione nei suoi confronti. Già la vita è complicata di suo, già le domande sono troppe sul perché sul come e sul dove si andrà una volta morti, sul metodo del perdono, sulla capacità di Dio di giudicare obiettivamente, sulla sua elasticità mentale. Ai bambini, forse, è perdonato tutto e subito. Gli adulti, invece, che speranze hanno di andare in paradiso? Adulti come quel padre apatico, o quella madre austera che fine faranno? L’aria di Palermo è solvente che prende alla gola anche da lontano, anche se i dettagli sono i grandi assenti. I concetti bastano a loro stessi facendo sopravvivere il bambino, facendolo morire, facendolo rivivere e pensare e gridare ad un televisore tutta la sua rabbia. Arrivare alla fine di questo libro non garantisce la totale comprensione della storia. I piani temporali spezzettati, i peccati distribuiti su più peccatori, i riflessi di cose passate e persone perdute amalgamate tra loro confondono e spauriscono, trasformandoci da spettatori in attori. E’ di certo un rischio che si corre ma dopotutto la magia e il gioco stanno proprio lì; un libro è un dettaglio che entra a far parte della nostra vita, ci scorre accanto e non è detto che l’occhio lo veda per intero, distinguendolo chiaramente. Ci sono più velocità, non tutti abbiamo lo stesso passo, così come non tutti abbiamo la stessa voce. Sarebbe una noia.
acquista:

Isabella Rossellini vi consiglia: 



