Consigli per un Paese normale
Letti così, quasi fosse una litania, i Consigli per un Paese normale di Enzo Biagi finirebbero per dare alla noia; palla al balzo per tutti quelli che sostengono il catastrofismo non giovi. In realtà proprio questo senso di fastidio che taluni potrebbero provare sta lì a mostrare quanto in Italia siano state stravolte le categorie di normalità e anormalità. Anche perché il messaggio lanciato da questa “bussola civile” – come Salvatore Giannella (intervistatore e curatore del volume) definisce Biagi – è tutt’altro che catastrofista. Con la consueta e amabile semplicità, uno degli uomini colpiti dal cosiddetto “editto bulgaro” svergogna la cricca a colpi di buon senso. Un invito, molto giornalistico ma poco retorico, all’amore autentico; spaccati di piccoli e grandi atti di invisibile eroismo che ci riconsegnano l’immagine di un’Italia potenzialmente in grado di riappropriarsi della propria dignità. Un accorato invito a ritornare un paese credibile, scrostato da tutti i lifting, dai falsi convenevoli, dal dominio dell’apparire. Il taglio colloquiale del testo fa sì che nella testa ti risuoni la voce di Biagi; lo immagini con le braccia poggiate sul tavolo, il tono lieve e pacato dei grandi, pervaso da quella serenità sofferta che mira a infondere fiducia. Ci auguriamo che questi piccoli consigli vengano ben presto recepiti; per ora la faciloneria di certi meccanismi ci sembra normale, appunto; tolleriamo lo squallore artificioso del più forte, persino la creazione di nuove inquietanti logge segrete; quelle sono solo amicizie, mica altro.
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