Consigli per un Paese normale

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Consigli per un Paese normale
Un Paese normale è un Paese che si abbandona solo per viaggiare. In un Paese normale i cervelli non fuggono, si sostiene l’impegno, la scuola e le Università premiano chi studia. In un Paese normale la verità non è un mistero, le risposte non si attendono per decenni, i gialli del passato non minacciano il futuro. In un Paese normale i morti sul lavoro sono una piaga inaccettabile, la criminalità non mette le città in ginocchio, la finanza non è un gioco senza regole. In un Paese normale la tv rispetta il suo pubblico, il giornalista risponde solo al lettore, la satira non chiede permesso, tanto meno “il” permesso. In un Paese normale la legge è uguale per tutti, le dittature si stroncano sul nascere, è bandita la frase: “lei non sa chi sono io”. In un Paese normale il successo e l’autenticità viaggiano insieme, il cognome non fa l’uomo, l’onestà non è una dote ridicola. In una Paese normale ci si sa far da parte, si riconoscono le proprie colpe, si sa chiedere scusa. In un Paese normale si crede nei sogni, si conosce il valore della fantasia, si coltiva la modestia dei desideri, convivono poesia e leggerezza…
Letti così, quasi fosse una litania, i Consigli per un Paese normale di Enzo Biagi finirebbero per dare alla noia; palla al balzo per tutti quelli che sostengono il catastrofismo non giovi. In realtà proprio questo senso di fastidio che taluni potrebbero provare sta lì a mostrare quanto in Italia siano state stravolte le categorie di normalità e anormalità. Anche perché il messaggio lanciato da questa “bussola civile” – come Salvatore Giannella (intervistatore e curatore del volume) definisce Biagi – è tutt’altro che catastrofista. Con la consueta e amabile semplicità, uno degli uomini colpiti dal cosiddetto “editto bulgaro” svergogna la cricca a colpi di buon senso. Un invito, molto giornalistico ma poco retorico, all’amore autentico; spaccati di piccoli e grandi atti di invisibile eroismo che ci riconsegnano l’immagine di un’Italia potenzialmente in grado di riappropriarsi della propria dignità. Un accorato invito a ritornare un paese credibile, scrostato da tutti i lifting, dai falsi convenevoli, dal dominio dell’apparire. Il taglio colloquiale del testo fa sì che nella testa ti risuoni la voce di Biagi; lo immagini con le braccia poggiate sul tavolo, il tono lieve e pacato dei grandi, pervaso da quella serenità sofferta che mira a infondere fiducia. Ci auguriamo che questi piccoli consigli vengano ben presto recepiti; per ora la faciloneria di certi meccanismi ci sembra normale, appunto; tolleriamo lo squallore artificioso del più forte, persino la creazione di nuove inquietanti logge segrete; quelle sono solo amicizie, mica altro.