Attraverso il molteplice

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
due
voto
Attraverso il molteplice
Prima ancora dell’alterità percepiamo il mondo interiore nella sua fisicità emotiva, intellettuale che attraversa i corpi e le molteplici esperienze depositate nei  “seni mutevoli della materia”. E’ la vita in cui si consuma “la densità dell’accadere” e scorre senza sostare nei luoghi e nell’abitat umano: ”come noi non fossimo, quasi fosse/un doppio fondo nel tempo.” che attraversa il libro in ogni sua cosa, nei  suoi paesaggi, nelle sue case e scompiglia “l’uomo cuore di quelle scale e stanze”. Lo sguardo parte da un’angolatura inquieta  che certifica le ragioni più segrete del tempo nelle sue ampie e indisturbate falcate sulla vita, capace di modellare ogni forma: “Nella consistenza dei volumi/ si conciliava la materia,/ maestria travagli pietrame/ modellata nelle forme/che gli anni avevano dato/ al loro trascorrere:”. Una nota esistenziale, linea obliqua di una quotidianità minuta, appare in un delicato borbottio pronto a restituire al tempo ogni cosa destinata a ricominciare: “Tuttavia il filo si svela/ tra clessidra e caffettiera/ e in noi s’intriga, quando/ premuti tra le mura del tempo/ o dentro le sue gole,/ un rivolo scuro e amaro/ nella nostra è sorso, lo sguardo calando/ su un fondo che interroga la sorte/ per impossibile soccorso./ I più/ dolcificando ad arte”. “Nei giusti tempi umani” si muove il sé e la coscienza non si addolora troppo di  non essere perfetta: “Non c’è al mondo grano che sfami/ nutra e non domandi spulatura”. Ogni cosa abita un luogo e in ogni cosa c’è un inquieto “bisogno di altrove”. Tornano antiche immagini e paesaggi familiari che ricostruiscono le spiagge e il piccolo paese toscano di Bolgheri. Il dialogo col mondo si fa più intenso e sintetico quando matura nell’autore il suo  rapporto con le cose: “Un posarsi senza posa./ Sommersa a dismisura espande/si dilata a un fuori scala/ allo sfarzo di un suo più grande/ogni sagoma dimensione e cosa”. Tutte le cose si animano: “Ondulava davanti agli ultimi capanni/ un accenno di duna come a nascondere/ a chi seduto il mare.” e ogni altrove sviluppa l’idea di sentirsi sospeso sopra tutto e tutti: “Altrove guarda la chiesa”…
Il tratto poetico si mostra in un reticolato lirico descrittivo dei luoghi che rimandano a momenti riflessivi,  esistenziali. Il mondo dei sentimenti umani si muove parallelo al mondo dei luoghi in cui l’autore tenta di calarsi per ricostruire in entrambi  l’identità e l’utilità comune nella sommatoria degli elementi che li compongono. Si intreccia il dialogo con i due paesaggi quello interiore e quello esterno dove la natura viene ricomposta dalla parola nei suoi molteplici versanti  di odori, di umori e di colori. È una ricostruzione che passa attraverso sentieri diversi che non sempre mantengono la tradizione lirica, ma sono il segno di una fragilità e di una inquietudine esistenziale e forse anche poetica. Il libro è animato da un verso lirico un po’ ballerino in cui l’autore instaura il suo dialogo col tempo che consuma il mondo dentro e fuori di noi. A una prima tensione lirica segue una quotidianità che acquista una oggettualità più minuta e misurata, i versi si affidano a una riflessione lenitiva che coglie gli echi e le ombre dei sogni e delle disillusioni in modo composto. Lo stile si sfuma a tratti in schemi analogici dove l’immagine è prospiciente la sostanza e il linguaggio si fa più asciutto e più intenso quando il verso acquista una forma breve. La tradizione lirica si trasforma in un ibrido inquieto, ma comunque latore di passaggi intensi. Ciò che del quotidiano si innesta con la Natura è detto secondo un pulviscolo morfologico multiforme che ha sempre una sua forza e una sua densità. Il gioco lirico ristrutturante dei luoghi perde di volume dopo “Ritorno a Bolgheri”. Da questo momento in poi l’autore tenta di costruire uno spazio intermedio tra la tradizione lirica e la riflessione meno atteggiata, recuperando una discorsività dai tratti più freschi seppur sempre severi nella riflessione.