Acqua viziata
Sembra che l’umanità si sia data appuntamento a Ponza, leggendo le pagine di Acqua viziata, secondo romanzo dello skipper Roberto Goracci. Ma in fondo è ciò che realmente succede l’estate: le acque del Mediterraneo si riempiono di mega-yacht di imprenditori milionari, con a bordo veline tettone coperte solo dalla loro pelle, barche a vela di signorotti arricchiti che solo perché escono in mare un mese l’anno si credono novelli Paul Cayard pronti a partecipare alla Coppa America a bordo di Mascalzone Latino. È questa la realtà che racconta l’autore con un taglio estremamente ironico, disegnando dei personaggi grotteschi che ricordano vagamente quelli che s’incontrano nelle pagine de L’ultimo capodanno dell’umanità e Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti. Con il suo stile diretto, nutrito di turpiloquio (a volte un po’ troppo), Goracci altro non fa che fotografare la realtà della società italiana, quella che si nutre di perbenismo e appena in vacanza dà il “meglio” di sé, dimostrando che il rispetto verso gli altri e verso l’ambiente sono solo concetti da salotto, parole che riempiono la bocca all'impegnato di turno. Le acque di Ponza diventano il luogo della discordia, del litigio, passerelle in cui si fa a gara a chi ha la barca più bella e più costosa (come accade sulla terraferma, d’altronde); terra di conquista per “cafonauti”, come direbbe il buon Alberto Miccichè.
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