A braccia aperte
Ci sono passi illuminanti, in questo libretto così attuale. Ed è triste, ed insieme ridicolo, che da anni si definisca la questione dell’immigrazione e del razzismo come “estremamente attuale”, senza che nulla sembri mai cambiare. Se non per regressione. E’ lo stesso Pallavicini a ricordarcelo, in una postfazione che tristemente ammette “cosa succede alla regolamentazione per l’immigrazione, nel 2009? Nessun nuovo decreto flussi, ma è stato introdotto il reato di clandestinità […] così mi sono risparmiato questo “salto di qualità” nella disaccoglienza del nostro stato. O forse, più egoisticamente, mi sono risparmiato il dolore di doverne scrivere”. E così questa storia ha il pregio di trasudare umanità da ogni poro, cosa per nulla scontata in un periodo così buio sia da un punto di vista del linguaggio e dello show mediatico, che sostanziale. Ha il pregio di mettere in campo, allo scopo, esseri umani per nulla perfetti o idealizzati: ma uomini e donne deboli, polivalenti. Come il dottor Bad, uno che tiene un’agendina con una lista di nomi femminili, e ad ogni “sveltina” fa corrispondere una crocetta accanto al nome corrispondente. Come Temperance, una connazionale così livorosa d’invidia e rancore tipici da paesello africano da non offrire come sostegno ad una Gaelle appena piombata a Padova dall’Africa che un vecchio tuttocittà e molto astio. Come Azzurra Cislaghi, la tipica grassona bionda tinta che lavora nel volontariato perché attratta dalla solita leggenda sui neri e le loro “doti”. Personaggi semplici, passibili di critiche a volontà. Loro come Bossi e Fini, come le prefetture, come il fratello del dottor Bad, Emmanuel, che vive in Francia e si fa trascinare dalla moglie dietro alla Chiesa resurrezionale ed al pastore Jules, un fricchettone dal facile moralismo. Umanità, tuttavia, che va accolta a braccia aperte. Immigrati compresi.
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