Giovani, nazisti e disoccupati
Si dice che i giovani di oggi saranno gli uomini di domani: la futura classe dirigente. Il ritratto che Michele Vaccari fa della generazione dei giovani del 2010, nella sua tragicomicità, mette paura solo a pensarci. I ragazzi che abitano la sua rossa Bologna, oltre ad essere nazisti e disoccupati, sono anche dei fattoni, dei violenti, dei tossici, dei festaioli. Il ritratto di una generazione allo sbaraglio che, in una società in crisi e senza prospettive, cerca di aggrapparsi ad ideologie che rischiano di travolgerla. Nessun buonismo, anche perché il protagonista dal quale sentiamo raccontare tutta la vicenda non ne ha di certo. La voce di questo ragazzo, di cui non conosciamo il nome, non poteva essere più azzeccata: disincantata, cruda, cinica. Il punto di vista che Giovani, nazisti e disoccupati offre al lettore è uno sguardo sull'Italia di oggi e su quella che (speriamo di no) potrebbe essere: “Le facce degli uomini della strada si alternano a quelle da discoteca della Riviera romagnola d'altri tempi, umanità rimbambite che scambiano il nazismo per un moda tipo l'iPhone e, sotto occhiali da sole D&G, sottoscrivono con orgoglio la novità politica dell'anno”.E non è un caso, si direbbe, che questa “novità politica dell'anno”, un redivivo partito nazional-socialista, nasca proprio a Bologna. Quella capitale dell'Emilia Romagna sede universitaria per eccellenza, piena di giovani ma dove si muove un vecchio di vent'anni, roccaforte della sinistra ma che, all'improvviso, si ritrova in casa una nidiata di nazisti. L'autore, genovese classe 1980, scrive senza ombra di dubbio una storia divertente in grado di catturare il lettore fino alla fine, ma capace anche – e non è poco – di fargli gettare uno sguardo nel baratro sul quale l'Italia è pericolosamente sospesa.
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