


Un io defilato e scevro da protagonismo: “Ha bocca di cristallo/ il mio silenzio/ Sentirmi è bere dalle dita/ - bisogna saperlo fare -/ Musicare ad arte sul bordo/ esile/ della verità”. Una fisicità misurata sul quotidiano e pur tuttavia capace di ampliare il poeticamente narrabile. Poesia che legge nella propria vicenda individuale: “ Vibro e accolgo/ le tue mani posare i semi/ della lontananza/ quieti nel tepore dell’anima/ e sordi/ all’inverno che manca.” e nella condizione poetica: “I poeti sono come elfi della luce/ forgiano spade d’amore/ e mirano cuori imprudenti”, con qualche incursione nelle tragedie collettive come quella del Kosovo: “Ora che quella terra/ è stata sì tanto ingravidata/ di peroni e tibie/ creste iliache che non attendono/ più lo spuntar del sole”, ovunque con uno sguardo libero e ironico, lucido dinanzi alla sostanziale realtà di un dolore che ci appartiene perché è di tutti noi: “<e si brancola come girini/ nell’acqua del mondo/ senza meta/ persi/ in quel girotondo”. Solo che Romina Capo ne sfoglia la pagina del tetro umore e la volta sul tollerabile, illumina il tollerabile e ne appare la misura: “Mentre io poso sui ginocchi/ il male mio/ che vale un po’ di vita/ e un addio”…
C’è davvero da lasciarsi disarmare, via via che si procede nella lettura di questo libro, c’è da arrendersi alla grazia sicura e alla leggerezza perentoria che lo costituisce. La raffinatezza di Romina Capo – nata nel 1970 a Venezia e attualmente residente a Torino – risiede proprio in quel credere nella centralità della poesia e contemporaneamente mettere al riparo ritmo e suono dei versi dai rischi delle urgenze del fervore comunicativo. Questo prezioso testo di esordio ci dimostra come possano esserci autori che, a loro modo, riescano a nascondere baratri profondi sotto un manto di leggerezza che è il risultato di una lunga elaborazione della complessità esistenziale. Non si tratta in questo caso di una semplice raccolta di testi, ma di un libro di poesia vero e proprio, poesia privata e all’apparenza minimale, capace tuttavia di farsi espressione di una ricchezza di etiche implicazioni. Un testo compatto e di piacevole lettura che rivela un talento sicuro, un’evidente maturità di stile, in un contesto poetico di moderato lirismo e forse di ansia conoscitiva.