Il bambino della città ghiacciata
La Svezia ha sfornato da qualche anno a questa parte dei romanzi di genere che l’hanno portata ad essere considerata la culla dei migliori scrittori contemporanei di crime stories: l’esordio letterario di Olle Lönnaeus conferma questa tendenza. L’autore è un noto giornalista investigativo che con i suoi reportage sui paesi del Medioriente ha vinto numerosi premi. Il bambino della città ghiacciata fa parte di quella schiera di romanzi che avvolgono completamente il lettore e lo costringono a provare emozioni forti, viscerali. Siamo abituati a pensare alla Svezia come un paese in cui tutto va bene, un paradiso di tolleranza e ricchezza. Ma non è così. Lönnaeus ci racconta con gli occhi di chi ci vive la realtà di una piccola cittadina di provincia nella quale essere straniero è una colpa. “Sporco polacco” veniva chiamato Konrad durante la sua adolescenza. “Puttana polacca” la madre, la cui sparizione rappresenta il fulcro dell’intera narrazione, narrazione che l’autore costruisce con uno stile equilibrato, accompagnando per mano il lettore verso l’abisso della verità, per poi lasciarlo da solo alle sue riflessioni. Come definire Il bambino della città ghiacciata? Un giallo? Un thriller? Mai come questa volta le etichette stanno strette e l’unica risposta possibile è che Olle Lönnaeus ha scritto un ottimo romanzo che ci permette di addentrarci nei meandri di una cultura tanto lontana dalla nostra, abituati come siamo alle classiche sparatorie all’ombra dello skyline di Manhattan.
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