La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo
I primi due volumi - dei nove che lo compongono - de La vita e le opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo escono nel 1760, ottenendo un clamoroso successo di pubblico. La letteratura inglese in questi anni conosce una vera fioritura, con scrittori come Defoe, Fielding, Richardson, che rinnovano gli schemi narrativi. Ma Laurence Sterne, rispetto loro, si presenta come qualcosa d’altro, al punto che in seguito si parlerà di “effetto Sterne”. L’autore irlandese opera una rivoluzione copernicana delle forme letterarie. Attua una destrutturazione del romanzo, smontandone i pezzi per rimontarli in modo straniante ed eterodosso, infrangendo i dogmi tradizionali della narrazione cronologica, dell’oggettività e della consequenzialità temporale. La scrittura di Sterne è sovversiva rispetto ai canoni riconosciuti, essa anticipa il futuro discorso critico della metanarrativa. L’assenza di un’autentica trama e del classico modello eroe-antagonista, l’impiego della prima persona, la presenza di personaggi senza qualità, se non la stranezza e l’originalità, sono espedienti letterari che consentono a Sterne di trattare ciò che gli sta più a cuore: la forma del romanzo. Rivolgendosi direttamente al lettore, parla dell’arte dello scrivere, di come le parole riflettano il mondo, delle capacità combinatorie delle strutture letterarie, creando teorie estetiche che sono agli antipodi di quelle professate dai letterari suoi contemporanei. L’uso della digressione, della frantumazione temporale di derivazione lockiana (una sorta di tempo misto coscienziale, caratterizzato da continui salti dal presente al passato e viceversa) dell’interruzione del nucleo narrativo che viene ripreso più tardi, mostra chiaramente come Sterne voglia analizzare i moduli della scrittura, sperimentandone le infinite potenzialità. Un modo innovativo e deformante di fare letteratura, nel quale il dettaglio ha la meglio sull’architettura di ampio respiro, che ha aperto la strada al romanzo moderno, influenzando tutta una generazione di scrittori posteriori, a partire da Joyce e Beckett.
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