Il Partito dell’Amore
È questo il partito dell’Amore. Anzi, una minima rappresentanza, sebbene molto qualificata. Dimenticate la pornostar Cicciolina e la breve parentesi del movimento politico di inizio anni ’90 che predicava la libertà sessuale. Il partito dell’Amore si identifica ora con il partito del presidente del Consiglio, il Popolo della Libertà e tutto quello che ci gira intorno. E quindi, la stampa e i media fiancheggiatori, la Lega, e tutto il variegato esercito del Bene. Il Partito dell’Amore è anche il titolo del libro in cui Mario Portanova, giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e “L’Espresso”, ha raccolto le dichiarazioni, gli insulti, il turpiloquio generalizzato di quella parte politica che si autorappresenta ormai come il “Bene”, contrapposta al “Male” costituito da tutti i suoi avversari. Se non fosse che viviamo la realtà di questo paese e che purtroppo dietro a questa semplificazione c’è una strategia ben precisa, sembrerebbe di essere immersi in uno dei più psichedelici primi film di Woody Allen. Ma, come giustamente riesce a ricostruire Portanova nel suo volume, la sequenza dei fatti, delle affermazioni, degli attacchi che il partito dell’Amore rivolge alle diverse controparti, ci fa perdere buona parte della necessaria ironia, portandoci a chiedere come ci siamo ridotti per sopportare tutto questo. Il Partito dell’Amore è un libro non semplice da leggere. E non per come è stato sapientemente costruito. Ma perché rileggersi molte delle affermazioni che in questi anni abbiamo dovuto digerire malamente fa tornare a galla la nausea. Non disperiamoci, tuttavia. Perché, in ogni caso, l’Amore vincerà sempre sull’Odio.

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