Il Partito dell’Amore

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Il Partito dell’Amore
Un parlamentare europeo, già sottosegretario alla Giustizia, invoca la pulizia etnica per i delinquenti clandestini. Il Ministro della difesa italiano che dà del pedofilo ad un manifestante che grida contro il Lodo Alfano. Un altro Ministro, questa volta della Funzione pubblica, che durante il convegno “La persona prima di tutto”, suggerisce alle elités di merda della sinistra di andare a morire ammazzati. Un europarlamentare, già senatore in due legislature, che afferma “Non si può ammettere nelle proprie istituzioni qualcuno estraneo alla propria cultura, tradizione, colore della pelle” a proposito di un consigliere di origine senegalese eletto nel Consiglio provinciale trentino. E poi c’è la stampa. Un giornalista italiano che per anni scrive sul quotidiano “Libero” - e contemporaneamente lavora per il Sismi, servizio segreto militare, con il nome in codice “betulla” - che pubblica falsi dossier e alla fine viene premiato con la candidatura e l’elezione al parlamento nel Popolo delle Libertà. Un altro giornalista, rilevata la conduzione del quotidiano che fu diretto da Montanelli, riesce a formulare dei titoli in prima pagina di questo tono: “Sciopero vietato ai negri” oppure “Fermiamo gli immigrati islamici”. E infine c’è lui, il leader. Il premier Silvio Berlusconi, che dà del “coglione” prima a Veltroni e poi, in un famoso comizio, a tutti gli elettori di centrosinistra. Ma non si risparmia in più di un’occasione e, tanto per citarne una, si rivolge ad una signora che lo critica durante un bagno di folla, dicendole “Lei ha una bella faccia da stronza”...

È questo il partito dell’Amore. Anzi, una minima rappresentanza, sebbene molto qualificata. Dimenticate la pornostar Cicciolina e la breve parentesi del movimento politico di inizio anni ’90 che predicava la libertà sessuale. Il partito dell’Amore si identifica ora con il partito del presidente del Consiglio, il Popolo della Libertà e tutto quello che ci gira intorno. E quindi, la stampa e i media fiancheggiatori, la Lega, e tutto il variegato esercito del Bene. Il Partito dell’Amore è anche il titolo del libro in cui Mario Portanova, giornalista de “Il Fatto Quotidiano” e “L’Espresso”, ha raccolto le dichiarazioni, gli insulti, il turpiloquio generalizzato di quella parte politica che si autorappresenta ormai come il “Bene”, contrapposta al “Male” costituito da tutti i suoi avversari. Se non fosse che viviamo la realtà di questo paese e che purtroppo dietro a questa semplificazione c’è una strategia ben precisa, sembrerebbe di essere immersi in uno dei più psichedelici primi film di Woody Allen. Ma, come giustamente riesce a ricostruire Portanova nel suo volume, la sequenza dei fatti, delle affermazioni, degli attacchi che il partito dell’Amore rivolge alle diverse controparti, ci fa perdere buona parte della necessaria ironia, portandoci a chiedere come ci siamo ridotti per sopportare tutto questo. Il Partito dell’Amore è un libro non semplice da leggere. E non per come è stato sapientemente costruito. Ma perché rileggersi molte delle affermazioni che in questi anni abbiamo dovuto digerire malamente fa tornare a galla la nausea. Non disperiamoci, tuttavia. Perché, in ogni caso, l’Amore vincerà sempre sull’Odio.