


Stefano Medici ha da poco superato i trent’anni e lavora come ragioniere in uno studio di commercialisti nella prima periferia di Bologna. Le sue giornate sono scandite da un tran tran fantozziano, con pile di scartoffie e pratiche da evadere od archiviare. Per staccare da questo mondo di numeri e dati e di lamentele dei contribuenti sulle troppe tasse da pagare, il protagonsita si rifugia nei sogni ad occhi aperti. In compagnia della moglie Rita, girovagando qua e là, nota sempre più spesso che i giardini privati sono popolati da moltitudini silenziose di nani. Il mondo dei piccoli esseri inanimati incuriosisce Stefano, tanto che inizia a collezionare miniature distribuite da una macchina all’uscita di un Blockbuster. Con il passare del tempo la collezione si fa sempre più ampia: Stefano decide così di posizionare i nani sulle fioriere del suo terrazzo. Un giorno, dopo aver curato le piante, nota uno strano fenomeno: la sua mano scompare dentro al glicine. Di colpo si trova in un nuovo mondo pieno di colori e microvisioni fantastiche. Parte così per un viaggio che lo porterà a fare la conoscenza dei nani Muscolo e Pignolo, Sprofumolo e Prezziemolo, Tranquilo e Polemico. I bizzarri compagni lo guideranno attraverso la scoperta di fiori giganti e suggestioni naturistiche, di cacce ad improbabili limaccionti ed altri ameni episodi. In più la compagnia dovrà affrontare lo Gnomoll, un essere ibrido, metà gnomo e metà troll, che vanta diritti di proprietà sulle terre dei nanetti...
Il racconto di Medici parte con un’idea fiabesca che eredita la visionarietà del mondo di Alice (Carroll), Narnia (Lewis) e del celebre viaggio allucinante di asimoviana memoria. L’autore utilizza uno stile diaristico intriso di luoghi comuni narrativo/sociologici, e appesantito dall’assenza di dialoghi. Se aggiungiamo poi i colpi di scena prevedibili, le citazioni kitsch della cultura dell’antico Egitto e le emulazioni malriuscite delle filastrocche di Tolkien, sarà arduo per il lettore non interrogarsi sul perché dedicare ulteriore tempo alla lettura delle 100 pagine del libro. Scrivere fantasy non significa regredire all’infanzia, fenomeno che invece traspare anche dalla stessa cartella stampa (probabilmente redatta dallo stesso Medici). Cito testualmente: “Il racconto è stato suddiviso in capitoli per agevolare la lettura”: davvero? “Riferimenti all’antica civiltà egizia elementi intriganti dell’opera”: intrigante è forse la mancanza di verbi e punteggiatura. “Incredibili creature trasformate dalla rivoluzione delle dimensioni animeranno la storia durante il cammino”: rivoluzione delle dimensioni? Aspettiamo con trepidazione l’uscita del proseguio dell’opera. Va mò là, Stefano.