L'uomo che voleva essere felice

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due
voto
L’uomo che voleva essere felice
Nicola, dopo un anno di lavoro da insegnante, si concede una vacanza a Bali. Non sono solo il riposo, la comunione con la natura e l’armonia dei paesaggi che lo spingono in quel luogo, bensì la possibilità di incontrare il Maestro Samtyang, un curatore che era stato al servizio anche del Primo Ministro del Giappone. La delusione alla vista dell’uomo che appare agli occhi di Nicola semplice nell’aspetto e nell’abbigliamento, umile nei comportamenti per l’aurea di notorietà che avvolge il suo nome, viene presto soppiantata da un sentimento di stima e di rispetto per la ricchezza interiore e la profondità di pensiero del vecchio saggio che vive nella ricerca dell’essenza delle cose. Nicola gli chiede così aiuto nel percorrere un cammino che lo conduca a ritrovare se stesso e il senso del suo vagare. Accondiscendendo a sottoporsi a prove e compiti dall’apprezza bizzarra che il curatore giorno dopo giorno gli propone, Nicola si persuade che la felicità è dentro ciascuno e scopre che la visione del mondo e degli altri, il rapporto che si instaura con il prossimo spesso è frutto di personali credenze…

L’uomo che voleva essere felice è un breve romanzo di facile lettura dedicato a chi ama riflettere, non filosofeggiare sui grandi temi della vita, ma compiere un percorso interiore per una migliore conoscenza di se stessi, sotto la guida di un vecchio saggio, un maestro spirituale. La conquista, sia essa di un bene materiale, morale o spirituale, non è mai semplice e occorre una predisposizione, la volontà come il desiderio, di cambiare qualche cosa di sé: non la superficie o l’apparenza perché spesso non è il corpo quel guscio che racchiude il disagio, bensì occorre affinare i sensi ed ascoltare ciò che comunica lo spirito. Così come in ogni sfida che si rispetti, anche quella con se stessi richiede delle prove che diventano una sorta di iniziazione alla vita. L’insegnamento che deriva dalla lettura di questo romanzo è che verso l’esperienza, la conoscenza, la padronanza consapevole del proprio valore intellettuale e morale occorre disporsi con lo stesso atteggiamento umile e sincero con cui il bambino a poco a poco impara a muovere i primi passi, sapendo che il compito, la richiesta che deriva dalla vita non è semplice. Ci saranno terreni più o meno impervi da percorrere, i passi dapprima incerti, sperimenteranno cadute, dovranno bilanciare e scoprire un equilibrio, si dovranno preparare a continui tentativi prima di diventare saldi e essere pronti a crescere nell’esperienza, ad avviarsi con autonomia a quelle che saranno le scelte del nostro oggi e domani. Nicola, e noi insieme a lui, alla fine del suo viaggio, della sua vacanza a contatto con la spiritualità dell’essere, apre gli occhi sulla verità: la felicità, o il sogno di una felicità, è dentro se stessi e la possiamo coltivare costruendo la nostra realtà che diventa immagine e somiglianza dei nostri pensieri. A noi la capacità di alimentarla, tra le plausibili sconfitte, anche di momenti in cui le gioie del quotidiano siano fonte di rinato benessere.