


Horace ha solo vent’anni quanto l’esercito inglese lo arruola per sbatterlo nella carneficina della Seconda Guerra mondiale. Prima di allora la sua vita nel Leichestershire era stata molto tranquilla. Nella fattoria di famiglia ama accudire gli animali, occuparsi dei campi e quando suo padre gli regala un fucile inizia anche ad andare a caccia impadronendosi di una mira micidiale che usa però solo per la selvaggina necessaria a sfamare la famiglia. Le ristrettezze economiche portano suo padre a trovargli un posto come apprendista barbiere, una cosa necessaria per rimpinguare le entrate in famiglia. Horace non apprezza inizialmente l’iniziativa del genitore ma le buone entrate e soprattutto la sua fidanzata Eva che lo introduce alle gioie del sesso, gli fanno ben presto cambiare idea anche perché nel salone riesce a reperire qualcosa di molto simile ai preservativi, utilissimi alle prime focose e confuse esperienze amorose. Il tempo che gli è concesso per le intemperanze sessuali e la spensieratezza si esaurisce presto con una lettera di coscrizione che lo chiama in guerra. Dopo un frettoloso addestramento militare in cui il suo nome viene arbitrariamente sostituito con il più immediato e banale “Jim” è sbattuto al nord della Francia. Neanche il tempo di uno scontro con i tedeschi, di sparare un solo colpo e il suo superiore alza bandiera bianca, arrendendosi al nemico. È fatto prigioniero il 25 maggio 1940 ed internato in un campo di detenzione in Polonia. Lì scopre la bestialità e la disumanità della condizione di prigioniero privato di tutto, della propria dignità, della propria vita e soggetto agli umori ed alle ire dei soldati tedeschi pronti ad uccidere per un nonnulla, a vessare, ad umiliare e sottomettere. Trasferito a lavorare presso una cava di marmo, in Slesia, conosce Rosa, una ragazza che faceva l’interprete per i carcerieri. Con lei inizia una storia al limite dell’assurdo, fatta inizialmente solo ed esclusivamente di sesso veloce e atroce fino a che Jim non viene ancora spostato in un terzo ed ultimo campo dove perde in contatti con la sua bella. Ma Rosa è una ragazza scaltra e correndo parecchi rischi riesce a trovarlo, a fargli capire che lei lo aspetta oltre il filo spinato, in mezzo al bosco. Per incontrarla, in una piccola chiesetta in mezzo ad una radura, Jim riesce a scappare continuamente dal campo, complice la notte fitta e buia. Riesce sempre a farla franca: una piccola grande vittoria sul nemico tedesco che lo spinge anche a portare cibo per i suoi compagni facendo razzie negli orti dei villaggi vicini e mattanze di polli e conigli. Riesce anche, con l’aiuto di Rosa, a racimolare i pezzi per costruire una radio attraverso la quale riusciranno a seguire il canale della BBC e sapere che la guerra sta per finire e per i tedeschi è la disfatta totale…
Sui campi di concentramento e sulla seconda guerra mondiale, a volte, sembra di aver letto davvero tutto. Quando però ci si ritrova in mano
Se all’inferno cantano gli uccelli ci si pone immediatamente una domanda: in mezzo alla brutalità, al freddo, alla morte incollata alle natiche c’è, ci può essere spazio per quella “normalità” fatta addirittura da un rapporto sessuale? La prima reazione è di stizza: “come fa un prigioniero dei tedeschi, dopo aver patito ogni sorta di privazione ed aver visto ogni sorta di abominio, andare a pensare di rischiare la vita per un’ora di sesso?”. Invece no, perché in quel gesto, estremo se si vuole, c’è un doppio significato: da un lato, un senso di sottile ma confortante vittoria sui soldati tedeschi, ignari delle fughe dentro le quali sussiste concretamente il significato della loro sconfitta; dall’altro, un profondo attaccamento alla vita, un senso irrazionale di sopravvivenza utile non soltanto a Jim poiché il fatto stesso che egli riesca ad eludere la morte andando incontro alla vita è sostenuto, coperto, incitato dai suoi stessi compagni di prigionia che traggono a loro volta conforto e forza dalla sua stessa follia. Greasley con le sue memorie ci proietta in un mondo surreale dove quello che conosciamo dei campi di concentramento è mitigato, se possibile, da quest’aura indelebile che solo le passioni intense e folgoranti possono generare. Ricordi, che si incastonano tra loro con la fluidità di una pellicola al punto da convincere Steven Spielberg a comprare i diritti del libro per farci un film.