Il mondo delle cose
Michael Zadoorian, esploso come caso letterario – indotto, si dice, dai librai americani - grazie a Second Hand e In viaggio contromano, torna a deliziare il suo sempre più numeroso ed eterogeneo pubblico grazie ad un'antologia di racconti. Tornano così in scena i suoi notii e imperdibili personaggi minori, normali, privi di grandi storie da raccontare - in perfetta simbiosi rappresentativa di chiara matrice carveriana - maschere perfettamente integrate e rappresentative della middle class decadente americana. Il set, neanche a dirlo, è l'altrettanto decadente Detroit, città che negli ultimi decenni ha dimezzato la sua popolazione costantemente in fuga da essa, ma dalla quale non sembra viceversa avere nessuna intenzione di allontanarsi lo stesso Zadoorian – che con la consorte Rita felicemente vi alloggia, in una fantastica alcova sexy-vintage che farebbe impallidire le dimore di Arbore e D'agostino - il quale anzi pare trarne dalla stessa continuo giovamento ed estro creativo. Ed infatti la collezione di cose usate, malmesse, la fobia quasi maniacale – che lo scrittore mutua evidentemente da se stesso - di accatastare vecchia robaccia all'apparenza inutile, è ben rappresentata nei suoi ritratti dove l'ossessione per il riciclo e l'accumulo è evidente e ben si sposa con il minimalismo narrativo delle sue creature. Perché se è vero, come lo stesso autore ha ammesso: “ […] Carver mi ha insegnato che chiunque merita una storia e non è necessario che i personaggi abbiano delle vite affascinanti.”, è altrettanto vero che ciò non fa certamente di Zadoorian un mero clone del maestro. Anzi, lo scrittore di Detroit ha saputo costruire nel tempo un suo personalissimo e inimitabile stile, fatto di un'ironia disperata, affilata, eppur sempre maledettamente poetica.
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