Uomini nello spazio

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Uomini nello spazio
In una fredda Praga primi anni novanta si muovono personaggi alla deriva, perennemente in bilico tra gioia e disperazione, miseria e ricchezza, vita e morte. L’imminente scissione in Repubblica Ceca e Slovacchia anima la popolazione, mandando in fibrillazione qualsiasi attività. I nuclei vitali sono molteplici e, sebbene molto diversi tra loro, s’incontrano in ambienti comuni e pensieri comuni. Nick Boardaman fa il modello per una scuola d’arte e presto andrà ad Amsterdam per lavorare ad una rivista d’arte. Accanto a lui Anton con la moglie Helena e una banda bulgara, impegnati in una delicata operazione di contrabbando di una misteriosa icona bizantina, della quale l’artista ceco Ivan Maňásek è stato incaricato di riprodurre una copia. Altri personaggi bizzarri, come Roger e Heidi, lui cineasta e lei insegnante d’inglese, americani lontani dagli schemi ai quali siamo abituati, bazzicano tra l’atelier di Ivan, durante feste a base di droga, sesso e musica, e trattorie di periferia in attesa della notte di capodanno del 1993, che segnerà la fine della Cecoslovacchia. Ad unire questo eterogeneo gruppo di persone due informazioni apparentemente lontanissime tra loro. La vicenda del cosmonauta sovietico abbandonato nello spazio di cui tutti parlano e la misteriosa icona bizantina dagli indecifrabili riferimenti stilistici. Il povero cosmonauta è stato lanciato nello spazio nel 1989, poco prima della caduta del Muro. Ora che il Blocco orientale non esiste più nessuna neonata nazione vuole accollarsi le spese di rientro della navicella. Il quadro invece è un affascinante mistero per Ivan e gli altri, una fonte di guadagno illecito per la banda bulgara, costantemente spiata e microfonata a distanza da agenti in borghese…
Il cosmonauta sovietico abbandonato da russi, ucraini e lituani è solo la punta di un iceberg ben più esteso. Sebbene saldamente ancorati alla terra, o galleggianti attraverso la fitta rete di canali di Amsterdam, i personaggi di Uomini nello spazio sono anche loro tutt’altro che sicuri di tornare a casa. L’icona medioevale attira a sé gli occhi di tutti, i suoi indecifrabili riferimenti artistici pongono quesiti sull’identità della persona raffigurata. Eppure l’immagine e le piccole scritte dipinte sui lati sono la chiave per interpretare tutto il libro. “Amore, comprensione, isolamento” sono probabilmente tre dei significati  che vanno anagrammati tra loro e che, se opportunamente uniti, daranno luce ad ogni personaggio, mettendolo in chiaro. Il libro ha di certo una struttura caotica, risultato abbastanza leggibile di una lunga gestazione e di un lavoro di unione, come anche dichiarato dallo stesso autore. Una struttura che, se da un lato è specchio di atmosfere e caratteri, dall’altro rischia di stancare e disappassionare il lettore. I buoni spunti non mancano di certo, però i gradini tra un passaggio e l’altro hanno un’alzata piuttosto elevata e il passo diventa faticoso. Il misterioso e buffo agente segreto dedicatosi anima e corpo alle intercettazioni ambientali per seguire gli spostamenti del quadro, ad esempio, è quasi commovente. Il suo caos uditivo crescente, la cacofonia di suoni che entrano e non escono più dal suo cervello fino al totale crack e alla perdita dell’udito, fanno sorridere e piangere. Ogni cosa sembra precaria e fredda all’esterno, così come all’interno di ogni stanza. L’unico fuoco acceso è quello che arde dentro Ivan, al cospetto di un’opera d’arte così ricca di significati in apparenza irraggiungibili. Il suo lavoro di riproduzione lo porta a creare ricreando qualche cosa di già fatto. E’ dunque un certo senso circolare e riprodotto che anima questo libro, così come l’orbitare rassegnato e infinito della navicella spaziale che tutti vogliono ignorare.