Donna Nicanora e il negozio di cappelli
Leggendo questo romanzo non si può fare a meno di pensare alle atmosfere fiabesche e surreali di Chocolat e non è un caso che Donna Nicanora e il negozio di cappelli provenga dallo stesso editore inglese del bestseller di Joanne Harris, anche se a dire il vero più che le vicende letterarie al sapore di cacao della svagata protagonista del libro preferiamo conservare in mente l’immagine gitaneggiante di un irresistibile Johnny Depp nel film di Lasse Hallstrom tratto dal romanzo. L’autore, studioso di Antropologia, ha viaggiato in lungo e in largo, e si sente dalle descrizioni dei luoghi alquanto veritiere e coinvolgenti, e dopo numerose incursioni in America latina, per lavoro e per diletto, ha pensato bene di scrivere il suo primo romanzo ispirandosi a quei luoghi incantati e misteriosi per antonomasia. Nel libro, animato da toni surreali, si sentono forti anche gli influssi della letteratura latino-americana e in particolare di Cent’anni di solitudine: la solennità dei personaggi non è certo la stessa del capolavoro di Marquez e i toni anche grotteschi nel libro di Hawkins sono molto più accentuati, ma quella aurea di realismo magico aleggia di certo anche tra le pagine di Donna Nicanora e il negozio di cappelli, non si scappa. Il Gringito non ha il fascino di Johnny Depp e Villa della Virgen non è Macondo, d’accordo, ma l’operazione non è poi così malaccio e si finisce con l’affezionarsi ai destini dei bizzarri protagonisti e magari una volta finito il libro a farsi un giro sul web per prenotare un last-minute nella giungla amazzonica. In fondo leggere serve anche a questo, in certi casi anzi è meglio di una agenzia di viaggio!
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