In nome della madre

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In nome della madre

Miriàm, una ragazza della Galilea, ha una strana visione nella quale un uomo le profetizza un destino di grandezza per suo figlio: subito dopo la giovane scopre di essere incinta. Dopo qualche titubanza, decide di avvertire Iosef, il suo promesso sposo. Miriàm sa perfettamente che rischia di essere lapidata, e lo sa anche Iosef che per amor suo le consiglia di simulare uno stupro che le eviterebbe la vergogna e la morte. Miriàm rifiuta ogni menzogna, rivendicando il mistero della sua gravidanza e la sua assoluta buona fede. Iosef, anche in seguito ad un sogno premonitore, decide che le nozze avranno luogo come previsto, sfidando i benpensanti del villaggio. Intanto, gli odiati occupanti romani organizzano un censimento e per i giovani sposi si prepara un viaggio lungo e difficile...

"Con puntiglio sostengo che il 24 dicembre è la festa non del bambino, ma della madre. (...) Mi interessa il momento in cui quella ragazza madre porta a compimento la missione che le è stata affidata, da sola e senza aiuto". Da non credente e facendo ricorso solo al linguaggio semplice e terso della poesia, Erri De Luca racconta la gravidanza della Madonna. Il Talmud e gli storici romani gli forniscono dati preziosi per dare alla sua storia uno sfondo credibile, e più di un decennio di studi biblici l'opportunità di sfatare qualche mito. Ma non è un'urgenza storiografica, quella che muove De Luca. Piuttosto il desiderio di raccontare "qualcosa che non c’è, e cioè una versione di Miriàm" della nascita di Gesù, come ha spiegato lo scrittore in una recente intervista. E la struggente storia d'amore tra due ragazzi in tempi difficili e nonostante leggi crudeli che ad avvenimenti apparentemente inspiegabili sapevano rispondere solo con una chiusura netta, con una cieca violenza. Un'operazione che riecheggia, nel sapore e negli intenti, "La Buona Novella" di Fabrizio De André, e come quel disco indimenticabile commuove e fa riflettere atei e credenti.