Ali bruciate

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Ali bruciate
A Scampia, il degradato quartiere di Napoli, Davide è un ragazzo che cresce coltivando la voglia di giustizia e rivalsa. Attirato dai facili guadagni offerti dagli uomini della camorra, Davide in un primo momento si lascia sedurre dalle maglie della malavita ma poi, grazie alla sua famiglia e alla sua intelligenza vivace, decide di rifiutare per sempre quella cultura fatta di morte e soprusi. In quelle tristi e immense case popolari, denominate Le Vele, tra delinquenza, spaccio e umanità perduta si susseguono le storie di piccoli eroi cui la vita ha portato via l'infanzia ma che hanno ancora una speranza, quella di diventare uomini onesti. Tra i tanti ci sono: Michele, che per aiutare mamma e fratelli si rivolge alle persone sbagliate; Tonino, uno scugnizzo di 11 anni che per campare vende stagionalmente i numeri di una fantomatica riffa; Luca, che anche fuori da Scampia si accorgerà di portare il marchio indelebile di abitante di un «quartiere sbagliato». La vita alle Vele è dura ma tra tanti personaggi sbagliati c'è anche chi non si arrende e guida il suo gregge nonostante tutto come Don Aniello che fa sentire la presenza della Chiesa e impone dall'altare il suo grido d'accusa che non tutti sono disposti a sentire. E poi su tutti c'è Davide, uno che ce l'ha fatta, uno che non ha paura di raccontare il gelo della sua infanzia rubata e la paura di un futuro imprevisto e assordante come un colpo di pistola...  
Non solo Gomorra. Gli alveari di Scampia gridano di essere raccontati in tutta la loro crudele umanità e Davide Cerullo e il giornalista e sacerdote Alessandro Pronzato che ne ha raccolto parole ed aneddoti, non hanno potuto fare altro che amplificare questo urlo lacerante e indistinto del nostro peggiore Sud. Le Vele sono alveari fatti di rumori e silenzi, case popolari ormai diventate simbolo di degrado, dove accanto alla delinquenza e allo spaccio crescono bambini assetati di vita e di «bellezza», la stessa che traspare dai loro occhi sgranati. Una testimonianza forte e commovente, quella di Cerullo che parla con trasporto del suo quartiere e non si rassegna alla vittoria della illegalità: lui ce l'ha fatta a uscire pulito dai corridoi interminabili di quei palazzoni e la sua forza è la testimonianza. «Confesso davanti ai bambini del quartiere di Scampia: siamo colpevoli, assai colpevoli ostinatamente colpevoli nei vostri confronti e non chiediamo attenuanti» il mea culpa di Cerullo diventa anche il nostro, noi che forse non siamo più capaci di sostenere la disarmante innocenza di questi piccoli ma potenti sguardi. Al centro del volume le toccanti immagini scattate da Davide Cerullo, fotografo per caso e per passione, che svelano il mondo segreto dei bambini delle Vele costretti davvero troppo presto a giocare «a fare i grandi». Al libro è collegata anche una mostra fotografica aperta a Roma presso la Casa della Memoria e della Storia fino al 22 ottobre 2010.