Il monumento
Anche volendo cercare qualcuno che, dono poetico a parte, fosse più adatto di lui a riportare in vita il sogno dell’immortalità che già fu di Orazio: “Exegi monumentum aere perennius” difficilmente lo si potrebbe trovare. Poeta di libri che nell’arco del suo lungo percorso artistico sono nati uno sull’altro, puntando a risolvere in una misura sempre meno contratta una vocazione espressiva poco incline al lirismo, Mark Strand – tra le voci più significative dell’attuale letteratura nordamericana - dichiara fin dal titolo di questa sua ultima raccolta di poesie il suo obiettivo essenziale. Il Monumento allude certo, con il suo alto richiamo simbolico, alla possibilità di cementare la dolorosa fragilità della condizione umana. Ma soprattutto alla speranza di assorbire la divorante inquietudine della quotidianità, per trasformarla in un alcunché di prezioso e di duraturo. La sua poesia si dispone liquida nelle pagine, nel suo scorrere fluente e lento mediante una verificazione priva di ogni compiacimento effettistico, pur nella varietà delle forme e dei toni. La sua scrittura è come l’acqua: se hai molta sete puoi berla senza accorgertene, se ne hai poca offre comunque refrigerio. Diffonde leggerezza e piacevolezza tra luci e strappi feroci.
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