Il monumento

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
tre
voto
Il monumento
Una provocatoria, ironica riflessione sul senso della vita che viviamo e sulla possibilità di prolungarla, nell’irrinunciabile dialettica tra la consapevolezza della finitudine umana e il desiderio di permanere: “La tua ultima parola/sepolta nella forma fredda/del monumento…”  La probabilità di eternarsi attraverso la propria opera non è di per sé motivo di consolazione, né garanzia di successo: “Nulla è il destino di chiunque, è ciò che abbiamo in comune reso muto. Io lo sto tramandando. Il Monumento è un vuoto, senza qualità e sempiterno.”  Ansia e perplessità di perpetuarsi convivono nel suo animo e si alternano sulla pagina, contraddicendosi solo a un superficiale livello di apparenza, in quanto risultato della metabolizzazione di una complessità esistenziale oltre che culturale. E se il libro è rivolto all’ipotetico abitante di un futuro remoto che non ha conservato alcuna traccia della civiltà attuale, i testi qui raccolti non sembrano voler pagare l’immortalità con la perdita della facoltà di potersi ancora rivolgere al cuore dell’uomo contemporaneo. Non vi è un solo verso in cui non gli si senta addosso la nostalgia del presente… 
Anche volendo cercare qualcuno che, dono poetico a parte, fosse più adatto di lui a riportare in vita il sogno dell’immortalità che già fu di Orazio: “Exegi monumentum aere perennius” difficilmente lo si potrebbe trovare. Poeta di libri che nell’arco del suo lungo percorso artistico sono nati uno sull’altro, puntando a risolvere in una misura sempre meno contratta una vocazione espressiva poco incline al lirismo, Mark Strand – tra le voci più significative dell’attuale letteratura nordamericana - dichiara fin dal titolo di questa sua ultima raccolta di poesie il suo obiettivo essenziale. Il Monumento allude certo, con il suo alto richiamo simbolico, alla possibilità di cementare la dolorosa fragilità della condizione umana. Ma soprattutto alla speranza di assorbire la divorante inquietudine della quotidianità, per trasformarla in un alcunché di prezioso e di duraturo. La sua poesia si dispone liquida nelle pagine, nel suo scorrere fluente e lento mediante una verificazione priva di ogni compiacimento effettistico, pur nella varietà delle forme e dei toni. La sua scrittura è come l’acqua: se hai molta sete puoi berla senza accorgertene, se ne hai poca offre comunque refrigerio. Diffonde leggerezza e piacevolezza tra luci e strappi feroci.