


Andrea Ferretti, noto psichiatra all'apice della carriera, si ritrova all'improvviso dall'altra parte delle barricate. Da “normale” ora è un malato mentale esattamente come tutti i pazienti che, negli anni, ha cercato di curare. Ha compiuto quarantasette anni e sono ormai tre che si ritrova rinchiuso a Villa Pia, si guarda allo specchio e fatica a riconoscere in quell'immagine emaciata dalle guance cadenti e gli occhi infossati l'uomo avvenente e brillante che è stato. Figlio unico in una famiglia borghese, aveva sempre desiderato fare lo scrittore per poter condividere con altri la sua interiorità, la parte di sé più cara e più profonda che però sfuggiva agli sguardi superficiali di tutti che si fermavano alla sua bellezza. Aveva però aderito alle richieste del padre, stimato cardiologo, che lo sognava medico, e della scrittura si era occupato solo pubblicando importanti testi scientifici che gli avevano garantito fama e prestigio. Chi sono le persone che popolano la clinica nella quale Andrea è ricoverato? C'è il dottorino alle prime armi, Patrizia - la donna delle pulizie che funge da mediatore tra l'interno e l'esterno - e poi Daniele, Michelone, Pietro, tutti intrappolati nel loro mondo, difficile da esplorare anche per i medici che si prendono cura di loro. Con lucidità analitica, la stessa che ha caratterizzato il suo lavoro, l'ex psichiatra li descrive, racconta la sua vita e i suoi momenti decisivi, le scelte e le persone che nel corso degli anni hanno contribuito a cambiare la sua persona. Nel breve periodo di tre mesi racconta se stesso e lo fa con una precisione chirurgica per ricostruire gli avvenimenti che l'hanno condotto in quel posto considerato dai più, inquietante, ma che possiede grande umanità e forse una verità. Sarà Francesca, la donna abusata della quale dovrà prendersi cura, che lo metterà di fronte alle sue difficoltà, sovrapponendo l'uomo e lo psichiatra e facendo emergere i suoi conflitti, i suoi errori e le sue incapacità di tenere i due mondi rigorosamente separati. Attraverso la ricostruzione, in terapia, della vita della donna, potrà comprendere il senso di alcune delle sue scelte e della sua vita mai vissuta ascoltando il suo desiderio. In un crescendo distruttivo ricoperto da una parvenza di possibilità tutto precipita dopo che era stato possibile credere di potercela fare...
Un bel libro, crudo ed intenso, che ci spinge in quel mondo parallelo delle cliniche psichiatriche alle quali non pensiamo mai o crediamo possano appartenere ad altri ma che lancia il messaggio forte e chiaro che ci si appiccica alla pelle che il confine fra la sanità e la malattia è molto sottile. Non fa terrorismo Barbara Di Clemente, ma ci fornisce una lettura del mondo dei “pazzi” lontana dagli stereotipi classici.