Zuppa di vetro

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due
Zuppa di vetro
La morte è un collage di tutti i sogni e gli incubi che si sono fatti in vita, e Simon Haden se ne rende conto quando incontra la sua vecchia maestra delle elementari, protagonista di un trauma infantile decisivo nella sua vita e tante volte sognato. Solo in quel momento Simon capisce di essere morto. Invece Vincent Ettrich ricorda perfettamente la sua morte, da solo in un letto d'ospedale, e ricorda anche che Isabelle Neukor lo ha riportato al regno dei vivi, a Vienna, dove ora i due vivono felici e aspettano un bambino. Ma le forze del Caos tramano per riportare Vincent e Isabelle alla morte, anche perché il bambino che deve nascere potrebbe avere un ruolo decisivo nella riorganizzazione della realtà. E Simon Haden, che in vita aveva corteggiato senza successo Isabelle, diventa all'improvviso una pedina molto importante...
Il talento visionario di Jonathan Carroll torna a deliziarci dopo Mele bianche con un sequel colorato, che sprizza creatività da tutti i pori, mescolando elementi religiosi giudaico-cristiani e cultura pop senza limiti né ritegno. Il registro è parzialmente mutato rispetto al primo romanzo della saga: più leggeri i toni, più rarefatta l'atmosfera, maggior quantità di metafisica e dosi minori di noir. Sul campo di battaglia tra Dio (un orso polare, o forse un mosaico) e il Caos (il libidinoso John Flannery, o forse un sofà posseduto da un ectoplasma) cadono anche George W. Bush, Arnold Schwartzenegger, il rap, il pudding al cioccolato e il traffico viennese, mentre lo sfondo della vicenda oscilla come un'altalena tra reale e irreale, vita e morte, possibile e impossibile. Carroll, affabulatore e sciamano, offre ai suoi lettori una visione inedita del divino e un romantico tributo all'amore, un meraviglioso banchetto per la fantasia e una rivincita delle favole: la plausibilità - giocoforza - non è contemplata nel menù.