Chernobylove
Il lusinghiero riscontro con cui segnalammo lo scorso anno l’uscita – sempre da Kimerik - del suo precedente libro di poesie Dimentico sempre di dare l’acqua ai sogni, non poteva che disporci favorevolmente alla lettura di questa nuova raccolta. Il fascino che emanano i versi di Francesca Pellegrino, nata a Taranto nel 1974, confermano la nostra impressione di trovarci al cospetto di una tra le più interessanti figure emergenti della nuova generazione di poeti. A tratti scanzonate e beffarde, mai monotone, le sue poesie tessono una tela dove le vicende incidono il loro marchio nella carne della propria storia personale: Cerco un attacco soltanto/ sul silenzio d'acciaio/ dei miei sorsi vuoti/ poi mi rimetto l'anima in borsa/ e vado. Questo nuovo volume è come un caleidoscopio: guarda sempre verso un solo punto, ma ne trae riflessi, sogni, illusioni diverse e moltiplicate, che rilanciano una forma umanistica secondo linee di ricerca che costituiscono il più riconoscibile carattere della scrittura dell’autrice. Lo sviluppo, trasfigurato in arte poetica, di una lucida coscienza dell’assurdità di tutto ciò che ci capita in questa vita che affrontiamo senza mai riuscire davvero a comprenderla: Eppure qualcuno/ continua a chiedere ad un bruco/ cosa sia la seta,/ E si dispera quando questi/ non risponde.
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