Sulla strada

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tre
voto
Sulla strada
America, anni ’50. Dean Moriarty ha un passato doloroso, tante passioni e una voglia incontenibile di percorrere avanti e indietro l’America. Sal studia, ha aspirazioni letterarie e si è da poco trasferito a New York. Proprio nella grande mela avviene il loro incontro. Dean torna a ovest, da dove proviene: è infatti un “figlio del west e del sole”, dotato di un fascino magnetico che induce Sal a partire per raggiungerlo, incurante degli ammonimenti della sua vecchia zia, che, quanto a questa sua nuova frequentazione, pare avere non poche perplessità. I due ritrovatisi nel Colorado iniziano un viaggio attraverso gli States lungo due anni: incontri, scoperte, dubbi. La voglia di andare avanti si scontra con la paura di fermarsi,  una volta per tutte, c’è la necessità di scoprire luoghi nuovi ma anche, finalmente, di trovare punti fermi, perché “non si può andare avanti continuamente... tutta questa frenesia e questo saltar qua e là. Dobbiamo arrivare in qualche punto, trovare qualcosa”. Ma seppur tormentato dalle incertezze Sal viaggia e continua a seguire il folle Dean…
Sulla strada di Jack Kerouac ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà per sempre l’inebriante e forse un po’ adolescenziale voglia di “mollare tutto” di giovani e meno giovani. Scritto dall’autore in sole tre settimane su un nastro sterminato di carta per telescrivente, in modo da non fermare mai il febbrile ticchettio della macchina da scrivere, il romanzo sarà ricordato come il manifesto della Beat Generation, la generazione di letterati maledetti, emblema della protesta bohemienne contro una società borghese immobile e bigotta contraddistinta  da uno stile di vita “estremo”, in cui sono spesso protagonisti alcol e droghe. È una “prosa spontanea” quella di Kerouac, secondo la sua stessa definizione, caratterizzata da un flusso di coscienza libero e senza freno, come la musica jazz, sua ispiratrice. Il risultato: poca punteggiatura, frasi enormi e descrizioni lunghissime, talvolta un po’ lente, ma senza dubbio veri e propri quadri, rimasti impressi nell’immaginario collettivo dei giovani di tante generazioni.  Per questo stile e per il difficile formato fu difficile per il nostro Jack trovare un editore disposto a dare alle stampe il materiale e quando accadde, furono eliminate le scene più sconce e dati differenti nomi ai personaggi. Perché c’era tanto, tutto di Kerouac nel romanzo: lui stesso, con i suoi dubbi e i suoi tormenti, incarnati da Sal, Neal Cassady, l’amico fraterno tanto fragile e affascinante, nei panni di Dean Moriarty, sua madre, rappresentata dalla vecchia zia, e tanti altri personaggi che raffigurano i reali e viventi membri della leggendaria Beat Generation. Anche nella musica Sulla strada lascia la sua scia: Bob Dylan racconta di essere rimasto sconvolto dalla scoperta del romanzo in gioventù, David Bowie scappò da Londra dopo la sua lettura e sia i Grateful Dead che i King Crimson hanno dedicato una canzone a Dean e Sal, rispettivamente “That’s it for the other one” e “Neal, Jack and me”.  Forse un po’ superato, per molti anacronistico, Sulla strada è in ogni caso un pezzo di storia letteraria americana che non si può scordare, sulle cui pagine in molti, in una lontana e sfocata adolescenza hanno sognato. Curiosità recente: è di questi giorni l’uscita della traduzione italiana del leggendario rotolo, 504 pagine date alla stampa da Mondadori e tradotte da Michele Piumini.