
Ci sono vite che trovano la loro giusta realizzazione e vite che non la trovano mai, alle quali tocca rassegnarsi a ruoli marginali o di successo che però, in ogni caso, non appartengono loro. Vanni Visco vive una queste vite: ama la letteratura ma è un calciatore di successo, aspirerebbe ad una esistenza da intellettuale ma si trova suo malgrado a vivere sotto le luci della ribalta che disprezza, gli fanno orrore i tifosi urlanti e le donne disposte a tutto pur di passare una notte con lui. Avrebbe voluto fare altro ma con quei piedi d’oro... un talento naturale per il pallone che la famiglia aveva deciso di non sprecare. Nessuno può sospettare l’infelicità di quell’idolo degli stadi, baciato dalla fortuna e dal successo, pieno di soldi e invidiato da tutti. Eppure sotto quella facciata smagliante si cela un uomo insoddisfatto, oppresso da una serie di disgrazie private; la morte per overdose del fratello, la mesta scomparsa della madre, la demenza del padre e l’incapacità di avere un rapporto autentico e sereno con le donne. A dargli la forza per andare avanti sono i passi degli autori che più ama, Kafka, Joyce e tanti altri, che ripete nella sua testa come un mantra; i suoi amici sono i librai e i bibliotecari. Quasi confessori. E il libro è appunto la sua confessione, raccontata in prima persona fino ad un inaspettato finale...
Un romanzo forte per il contenuto e l’introspezione, impietoso verso la degenerazione del calcio sempre più snaturato dalla sua valenza sportiva, tollerabile anche a chi non si sognerebbe mai di leggere una gazzetta dello sport e se ne infischia di arbitri, gol e cartellini gialli. Ultima di campionato, uscito in una prima edizione nel 2004 per Il Maestrale e tradotto in Francia, è nato in origine come soggetto cinematografico aggiudicandosi nel 1999 il Premio Solinas.