La decima sinfonia
Joseph Gelinek (compositore boemo, umiliato da Beethoven in un famoso “duello musicale”) è lo pseudonimo scelto da un noto pianista e musicologo spagnolo per il suo romanzo d’esordio che ha ottenuto in Europa i lusinghieri risultati di vendita che i suoi editori si aspettavano. A ben vedere dietro l’operazione storico-esoterica nel solco ormai slabbrato de Il Codice Da Vinci coesistevano alcuni elementi intriganti (se non proprio originali…) annegati nella stanca risacca della seconda parte del libro. Il doppio piano del racconto che alterna l’oggi dell’inchiesta sull’omicidio di Thomas e la cronaca della vita quotidiana di un Beethoven innamorato perso e più sorridente del solito; lo spunto musicologico seguito con un’accuratezza e una coerenza che faranno leccare i baffi agli appassionati; e, in generale, una manciata di personaggi dal convincente respiro di vita. Questi ingredienti, ben miscelati nella prima metà del libro, sono tenuti assieme da un ritmo di scrittura e da una tensione narrativa che naufragano miseramente nel momento in cui gli eventi precipitano verso lo scioglimento finale. Quando in un thriller ben riuscito la scrittura dovrebbe esplodere tirando i fili della narrazione e cambiando marcia, ne La decima sinfonia invece implode in un compitino tirato via che neutralizza le inquietudini esoteriche e la suspence investigativa della prima metà del libro. Fossimo a scuola, sarebbe un prova da 5 più. Aspettiamo Gelinek per gli esami di riparazione.
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