Jack Kerouac

Jack Kerouac
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"Perché per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh!".

Jean Luis “Jack” Kerouac nasce il 12 marzo 1922 a Lowell, Massachussets, da una famiglia povera di emigranti canadesi. La sua infanzia è segnata da una tragedia, la morte prematura del fratello maggiore Gerard, che ricomparirà nella sua successiva produzione, ad esempio in "Visioni di Gerard", racconto lungo scritto nel 1956 e pubblicato solo nel 1963. Qui il protagonista, suo alter ego, Ti Jean, vive guardando il fratello nel suo letto di malato incapace di aiutarlo: "Per me i primi quattro anni di vita sono grigi e permeati del ricordo di un faccino serio e gentile chino su di me, fatto me stesso e benedicente". Altra esperienza traumatica è l’educazione di stampo rigidamente cattolico ricevuta prima nella scuola parrocchiale di St Louise de France, che frequenta dal 1928, e poi nel collegio dei gesuiti dal 1932, nella zona di Pawtucketville. Un rapporto controverso, quello di Kerouac con la religione: se da una parte, proprio a causa del bigottismo di cui è circondato fin da bambino, c’è una dura condanna, dall’altra permane una religiosità che prima di sfociare nel buddhismo ha un qualcosa di cristiano che lo porta a definirsi, in una sua autopresentazione, uno “strano solitario pazzo, mistico, cattolico”. Arrivano gli anni dell’università: Kerouac si iscrive alla Columbia University di New York, agevolato da una borsa di studio per meriti sportivi- è un notevole podista, all’epoca. La sua applicazione allo studio è discontinua, si mantiene con vari lavori e si arruola in Marina nel 1942 per essere congedato due anni dopo per presunta schizofrenia. Tornato a New York continua a dedicarsi ben poco allo studio, preferendo frequentare i tanti locali jazz della città, in compagnia di amici letterati che costituiranno il nucleo della famigerata Beat Generation: proprio Kerouac inventerà questa definizione durante una conversazione con John Clennon Holmes, dicendo “questa non è che una beat generation”. Jazz e scrittura sono al centro di questa generazione e la “prosa spontanea” di Jack tenterà di riprodurre questo genere musicale, traducendolo in un flusso di frasi quasi prive di punteggiatura. Proprio un membro di questo gruppo tanto noto, Lucien Carr, lo coinvolge in una losca vicenda d’omicidio, per la quale Jack viene arrestato. Verrà fuori su cauzione pagata dai familiari della sua amica Edie Parker, con la quale si sposerà. Risale a questo periodo l’incontro che segnerà la sua vita, quello con Neal Cassady, uno scapestrato giovane di Denver, con la passione per l’alcool e la letteratura. Le sue vicende e il percorso compiuto da Jack per raggiungerlo a Denver, congiuntamente a un altro suo viaggio verso l’ovest, saranno al centro di Sulla strada, il romanzo manifesto della Beat Generation, da lui scritto in sole tre settimane su nastri di carta da telescrivente incollati fino a ottenere un rotolo di 36 metri, per poter scrivere a macchina senza mai fermarsi: i protagonisti Dean e Sal non sono altro che Neal Cassady e lo stesso Jack. L’America raccontata da Kerouac nelle sue lunghe descrizioni diventerà un mito, ma ci vogliono anni prima che il libro sia dato alle stampe. Avverrà solo nel 1957: nel frattempo Jack ha già pubblicato il romanzo La città e la metropoli, godendo di un immediato successo e, colato a picco il primo matrimonio, ha sposato - anche in questo caso con esito sfortunato - Joan Haverty, dalla quale ha una figlia, Janet Michelle, la cui esistenza sfortunata si concluderà con una morte precoce per alcolismo. Le sue relazioni continuano e la sua vita dissipata anche: tra le sue tante donne, ricordiamo Esperanza Villanueva, nel 1955, che ispirerà il romanzo Tristessa, e Alene Lee, figura dell’underground cittadino che Jack descriverà ne I sotterranei del 1958. Intanto Kerouac si avvicina alla filosofia e al buddhismo e cerca l’isolamento tentando di provare esperienze ascetiche, come quella suggeritagli dal poeta Gary Snyder, che lo convince a scalare il picco del Matterhorn. Da queste esperienze e dalla scoperta di questo nuovo misticismo nascerà I vagabondi del Dharma nel 1958. Ma l’isolamento non fa sempre bene a Jack: inizia l’addestramento per entrare nelle guardie forestali delle Cascades e si rifugia al Picco della Desolazione per poi scappare, preda di incubi paranoici, come racconterà in Angeli della Desolazione. La fama, intanto, è arrivata, grazie a Sulla strada e i  rapporti con gli altri beat sono ancora più stretti: Allen Ginsberg, poeta di successo dal 1955, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti e William Borroughs, che Jack aiuterà nella stesura del celebre Pasto Nudo, recandosi a Città de Messico dove lui si era trasferito. Tutti scrittori e tutti con uno stile di vita estremo, caratterizzato dall’abuso di alcol e droga. Kerouac però fa eccezione: le sostanze stupefacenti non fanno per lui, l’unica che afferma di utilizzare è il caffè, grazie a cui ha realizzato la titanica stesura di Sulla strada. Il successo, per la sua fragile personalità, si tramuta però nell’arco di poco tempo in tormento e per questo Jack si ritira nella tenuta di Big Sur dell’amico Ferlinghetti: qui però, tra alcol e isolamento, Jack è vittima di allucinazioni, che lo portano addirittura a vedere Cristo in croce. Come molte delle sue vicende autobiografiche, anche questa finirà in un suo romanzo, Big Sur, del 1962. Consapevole di doversi calmare e disintossicare, torna a casa della madre a New York prima e a Orlando poi: ma anche la madre è alcolizzata, non essendosi mai ripresa dalla morte di Gerard e proprio a causa dell’abuso di sostanze alcoliche viene colpita da un ictus che le paralizza il lato sinistro del corpo. La giovane Stella Sampas tenta di aiutare il nostro scrittore, sposandolo. Nel 1966 Jack viene in Italia, invitato dalla casa editrice Mondadori: l’intervista a lui realizzata da Fernanda Pivano, sua scopritrice, è un buco nell’acqua, lo scrittore è totalmente ubriaco da non riuscire a formulare frasi di senso compiuto. Moglie e cognati cercano di farlo ristabilire con vari viaggi, tra cui uno a Parigi. Ma è in agguato un’altra crisi: Neal Cassady muore assiderato, dopo aver vagabondato ubriaco lungo i binari di una linea ferroviaria in Messico. E’ il 1968 e Jack non si riprenderà più da alcol e depressione. Un mattino, dopo l’ennesima sbornia, si risveglia con forti dolori addominali e sputando sangue: è il 20 ottobre 1969 e il profeta della Beat Generation muore a soli 47 anni, per vivere eternamente nei sogni di libertà degli adolescenti di tutto il mondo.

I libri di Jack Kerouac

 

 

 

 
 
 
 
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