Opera sei
David Riva, al suo esordio narrativo, mi ricorda un recente romanzo di Laura Liberale edito da Meridiano Zero. Il titolo era/è Tanatoparty e il concetto di fondo è lo stesso: la mercificazione del corpo, la messa in scena della body modification, l’esposizione mediatica che si fa meccanismo grottesco e privo di regole o buon senso. Per cosa? Quali sono le ragioni che spingono moltissime persone a voler cambiare, esteticamente, optando per operazioni chirurgiche estreme, scarificazioni, installazione di impianti al silicone sottopelle, piercing e tatuaggi, senza mostrare alcuna paura, quasi invasati dal desiderio di essere altro da sé? Necessità di appartenenza ad un gruppo? Tentativo di essere accettati dalla massa? Urlo disperato di chi sente il bisogno di attirare l’attenzione in un mondo altrimenti sordo? Con una scrittura agile e sicura l’autore, classe ’72, ci accompagna nei meandri di una storia nera e spietata neanche tanto lontana dai titoli dei giornali e dalle cronache quotidiane. Hao Myung è una sorta di Dio che sperimenta e agisce sulla vita degli altri e le vittime volontarie, i sottoposti, abbassano il capo senza reclamare, ché la sete di successo e la necessità di scandalizzare per emergere dalla massa non hanno prezzo alcuno. Un noir intrigante e originale - ai confini della realtà.
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