La ragione in fiamme
Di salti temporali o di princìpi che partono dalla fine non troverete traccia nel saggio del drammaturgo e storico del teatro Franco Celenza. Troverete invece un’attenta cronologia della vita e delle opere in prima edizione, un'ampia panoramica degli orientamenti della critica dal 1956 al 2008 e, soprattutto, una ricca scelta di testi originali. Se la maggior parte dei commentatori ed interpreti artaudiani si concentra maggiormente sulla teorizzazione teatrale che emerge dall’opera, considerata come la principale dell’autore, Il teatro e il suo doppio, Celenza, al contrario, si pone l’obiettivo di superare questo limite calandosi all’interno dell’intera opera per passare in rassegna tutti i generi, paritari e completi, sperimentati da Artaud. Un'ottima prefazione di Cesare Milanese rimarca il valore del titolo di questo saggio: La ragione in fiamme, infatti, è un'espressione desunta dal saggio di Michel Focault, Storia della follia nell'età classica, la cui volontà è quella di considerare consimili, per quel che riguarda tormento mentale ed esistenziale, autori quali Baudelaire, Poe, Rimbaud, Lautréamont, Nerval, Van Gogh e lo stesso Artaud; personalità eccedenti ed “incendiarie” che devono venir considerate, secondo Focault, come autori classici dell’età moderna. Resta la voglia, a lettura ultimata, di leggere ancora Artaud, di reperire altri testi e di andare a rivedere l’esigua, ma non ordinaria, galleria fotografica che intervalla le pagine: La ragione in fiamme è un invito ad accrescere la conoscenza di un autore sul quale si è detto molto ma, decisamente, ancora troppo poco.
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