Autoritratto con gatti

Versione adatta alla stampaSend to friendPDF version Share this
tre
voto
Autoritratto con gatti
Le pulsioni erotiche evocate dagli affreschi di Pompei e dai lapilli fumanti dell'Etna empedocleo, il volo fluttuante di “aironi bianchi su ampie ali arcuate” e la corsa scalpitante di “cavalli inzuppati dal sole abbagliante”, arcani coleotteri giapponesi e fastidiosi calabroni ronzanti, le colline sabbiose del North Carolina e le palme lussureggianti di un'isola esotica, la cupola di San Pietro “rilucente d'oro giallo come fiori di linaria” e i papaveri “con i loro colli flosci e la loro bellezza non pianificata”, la cortese atmosfera della cerimonia del tè e l'ipocrita rituale del giuramento del Presidente degli Stati Uniti, convivono nella rappresentazione di un unico spettacolo. Eppure, questo mondo ricreato nell'ampio spazio di un libera scrittura poetica, ben lungi dall'apparire come un luogo di fuga, è al contrario in tormentata e ossessiva relazione con la cruda realtà della vita dell'autore: "perché l'umiltà assoluta di fronte alla crudeltà/ è la maniera in cui il passivo diventa se stesso"...
Nato in Giappone da genitori statunitensi nel 1956 ma cresciuto in Virginia, Henri Cole ha insegnato ed è stato poeta residente in molte istituzioni universitarie. Dal 1982 al 1988 ha diretto l'Accademy of American Poets. Alimementatasi al fuoco di James Merrill e di Elisabeth Bishop, tra le tentazioni del virtualismo, quindi, e l'attitudine più rigorosa del formalismo, la sua poesia ha ottenuto nel corso degli anni ampi riconoscimenti di critica. Vengono qui raccolte e pubblicate da Guanda, con testo originale a fronte, le tre raccolte poetiche The Visible Man (1998), Middle Earth (2003) e Blackbird and Wolf (2007), che hanno consacrato quella di Henri Cole tra le più alte voci della poesia contemporanea statunitense. I suoi versi spaziano tra epifanie e perturbamenti, tra confessioni e introspezioni, fondendo il gusto per l'osservazione della natura alla suggestione interiore in una tessitura poetica fluida e sintatticamente spedita, che pure attinge contemporaneamente alla lingua colta come al parlato, ergendolo a classico oltre ogni epigono. La resa espressiva di stati d'animo di profonda angoscia e di tormentata sofferenza, derivanti dalla precaria condizione di un uomo del sud che vive a Boston e dalla problematica convivenza tra formazione cattolica e omosessualità, approdano in questi componimenti ad apici di rappresentazione di forte suggestività. Ne deriva un'appassionata galleria di autoritratti, la cui onesta e sofferta intonazione inducono nel lettore un sentimento di profonda tenerezza e solidarietà nei confronti di chi invano interroga la cavità del mondo senza rimedio.