La mano sinistra del Diavolo
Siamo al secondo episodio della saga del freelance Enrico Radeschi, ma è come se fossimo ad un nuovo inizio, tanto sono mutati i toni rispetto al romanzo precedente, il frizzante ma forse un po' acerbo Blue Tango. Roversi, con il pretesto di un 'ritorno a casa' del protagonista, fa una svolta ad U e abbandona (o perlomeno confina in una sottotrama parallela) le atmosfere metropolitane in favore di un noir 'di provincia' nell'ambito del quale il Male non è meno minaccioso e inquietante, ma di certo è meno afflitto da luoghi comuni e cliché di genere. Sullo sfondo rassicurante (?) di campagne nebbiose e strade polverose si muovono postini in motorino, parroci bonari e carabinieri pasticcioni, alle prese con qualcosa che non hanno mai affrontato prima. Sul grigio e l'ocra del paesaggio della Bassa il rosso del sangue spicca ancora di più, suggerisce Roversi, e lo fa grazie ad una scrittura che - sospesa tra malinconica nostalgia e un grottesco humour nero - compie un deciso salto di qualità, consegnando alla maturità uno scrittore tra i più promettenti della new wave italiana.
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