Il profeta di Satana

Il profeta di Satana
Carcere di San Quintino, California. Nel ‘miglio verde’ un uomo racconta la sua storia a due giornalisti. Sul suo capo oscilla la scure della giustizia americana, ma non sembra importargli. Uno dei due giornalisti è una donna, Cindy. Spesso arrossisce di fronte alla versione dei fatti di quell’uomo. Ma chi è lui? E soprattutto, cosa ci fa nel braccio della morte? Si chiama Ricardo Ramirez. Nato a nel 1960 a El Paso, Texas. Alias ‘Night Stalker’. Una delle figure più rappresentative, assieme a Charles Manson, dell’America che uccide. Quell’America vessata da pazzi assassini che alimentano l’immaginario del noir e dell’horror. Ricardo racconta la sua storia in prima persona. Narrata sapientemente con venature agiografiche, esaltando e mistificando le proprie azioni. Racconta del suo primo incontro con la violenza, passionale in quell’occasione, mentre era cameriere in una tavola calda. Il lavoro come guardia del corpo, in cui per la prima volta si ritrova a ‘freddare’ gente su commissione. Poi via, in volo verso l’altro capo degli USA, per tranquillizzare le acque. Ricardo ora è a Miami. Incontra Marilyn in un night. Il sangue gli va al cervello, senza motivo. Marilyn non porterà mai a casa i proventi come ogni sera dopo aver spennato un cliente. La troveranno in un motel con il collo di una bottiglia di champagne conficcato in gola e gli occhi fuori dalle orbite. Il serial killer emerge. L’escalation di violenza aumenta al ritmo della carie che minaccia la dentatura di Ricardo (e che lo ossessiona). Saccheggia villette a schiera, violenta donne di qualunque età. Si sente grande, Ricardo. Uccide e stupra. A suo modo di vedere, le donne godono veramente solo quando è lui che le possiede. Dopo un anno e più di venti omicidi finirà di fronte a un tribunale. Braccio della morte senza ritorno. Ora, è ancora lì che aspetta...
Il profeta di Satana è il testo di una intervista di Silvio Fazio a Ricardo Ramirez. L’autore si è impegnato a non omettere nulla, se non qualche parte fin troppo cruenta. Il protagonista secondo Fazio non è pazzo, ma coltiva solo una forma d’intelligenza perversa che lo porta a uccidere. E in effetti c’è poco da obiettare sulla lucidità di come vengono fornite le versioni dei fatti, tranne che per gli sporadici riferimenti a Satana e a come Ramirez ne sia divenuto il sacerdote. Riesce invece difficile restare neutrali nei confronti della violenza mistificata quasi fosse una qualità irraggiungibile e permessa a solo pochi. Sospendere il giudizio nei confronti di un uomo elevato a VIP negativo per il semplice fatto di aver collezionato un numero incredibile di omicidi e stupri in un così breve periodo di tempo è assai arduo. Un primato che può certamente affascinare, ma dopo essersi fatti un’idea del soggetto, l’ultima impressione che rimane è la noia e la compassione. Rimane comunque un documento essenziale per tutti gli appassionati di serialità e affini.

 

 

 

 
 
 
 
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