Le sirene di Titano
Come nella maggior parte della produzione letteraria di Vonnegut jr, anche ne Le sirene di Titano l'essenza della narrazione si appoggia principalmente sulle dis-avventure di personaggi forti, perfettamente caratterizzati, complessi nella loro tranquilla eccentricità, attraverso i quali l’autore trasmette il suo pensiero. Qui il protagonismo ricade quasi esclusivamente su due personaggi: un Winston Niles Rumfoord manipolatore e scettico, capace di osservare contemporaneamente tutti gli istanti e ogni realtà, che agisce indisturbato tra le pieghe del tempo (l'infundibulum crono sincrastico è l'”aleph” vonnegutiano, oltre che un pretesto per mettere in marcia l'azione), e Malachi Constant, un uomo normale, semplice, un favorito sulla terra semplicemente per essere in possesso di una fortuna economica che ha guadagnato senza il minimo sforzo e trasformato in una marionetta nelle mani di Rumfoord. I personaggi secondari (Beatrice, Crono, Boaz...) fanno da meraviglioso contorno a questo duetto impareggiabile. Un'opera geniale, una Bibbia del pensiero dell'autore che smonta con la sua inconfondibile ironia i tre pilastri alla base della nostra società: la religione, la politica e l'esercito. Vonnegut jr svela l'inutilità e la pazzia delle regole stabilite dall'uomo, e mettendo a nudo le debolezze e i sentimenti più patetici dei suoi personaggi, metafore di tutto il genere umano, dimostra che le religioni, e di conseguenza gli stati e le guerre, sono semplicemente uno scherzo (di cattivo gusto) che l'umanità sta facendo a se stessa fin dall'inizio dei tempi.
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