Per sempre vostro
L’idea era buona. Un personaggio moralmente integro ma umano quanto basta (con le sue nevrosi e i suoi problemi quotidiani) che ha scoperto la vocazione per il giornalismo durante gli anni dell’università e ormai maturo inizia la sua lotta a tutto tondo contro un sistema marcio. Per il servilismo, per l’acquiescenza a certe regole commerciali, per la corruzione. Non un superman ma un uomo che cerca di fare il suo dovere e in un certo qual modo pare anche riuscirci. Il racconto è però confusionario: saranno gli psicofarmaci, ma Emilio Rivolta saltella di palo in frasca dai racconti dei suoi anni universitari e dei suoi primi approcci con Iride alla situazione attuale, senza nessun criterio apparente. Il personaggio principale inoltre non è così forte e delineato da reggere narrativamente il tema, pur interessante, della crisi del giornalismo - che qui sembra nient’altro che un contorno alle vicende personali di un pover’uomo: i comprimari, poi, sono appena accennati, sfuggenti, non aggiungono né tolgono niente al corso degli eventi che sembra svolgersi più nel flusso di pensieri di Emilio che in situazioni concrete. Insomma svolgimento faticoso da seguire, poco carattere e tema principale enunciato fin troppo chiaramente rispetto alla fumosità del risultato: e a fine lettura ci si accorge che se veramente si vuole riflettere su quanto sia caduto in basso il sistema d’informazione, si torna ad accendere la tv o a sfogliare il giornale per trovare qualcosa di più incisivo e sconvolgente.
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