Uomini non sudditi
Troverete tutte queste riflessioni, e molto altro ancora, tra le pagine di Uomini non sudditi di Henry David Thoreau, piccolo volumetto agile che, nel suo centinaio abbondante di pagine, raccoglie per i tipi di Piano B una manciata di saggi dell’autore, tra cui gli inediti “Riforme e riformatori” e “Araldo della libertà”, forse non proprio materiale di punta, ma che vale comunque la pena di essere letto, capito e meditato a fondo. Personalmente trovo di straordinaria potenza evocativa le pagine di “Dove ho vissuto e perché” un vero e proprio inno alla gioia composto sulle note di una vita raminga, priva di qualsiasi proprietà, un’esistenza completamente immersa nella natura, dove la forza dell’immaginazione gioca un ruolo centrale: essendo l’unico mezzo umano universale che riesce a rendere inutile il valore dei soldi, dato che tutto ciò che desideriamo è già nostro grazie ad essa. Riusciamo così ad impossessarci di un tramonto, di un ruscello, di una particolare fattoria, assaporandone già - nel giro di un breve istante - i sapori dei frutti che da tale proprietà deriveranno; ed anche se tutto ciò fosse solo un’emozione, per quanto fugace e passeggera, dovremmo chiederci: che cos’è realmente la vita se non una sommatoria di tali sensazioni? E allora che cadano tutti i governi del mondo, lasciando posto all’uomo e non ai suoi rappresentanti che finiscono, inevitabilmente, per non rappresentalo; che si fottano le disuguaglianze sociali e di razza che tengono ancora incatenate milioni di persone; che svanisca in fretta questa rivoluzione industriale che da secoli ci perseguita, fatta di macchine e mezzi che distolgono l’uomo dal suo contesto naturale; e che finalmente l’uomo torni ad essere se stesso, in quanto individuo unico e inscindibile. A centocinquant’anni di distanza io non riesco ad immaginare di meglio per la mia vita e per quella di tutti voi: anarchia, uguaglianza, naturalismo selvaggio e un po’ di benedetto luddismo. Grazie Henry, grazie.
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