John Harvey Kellogg. Mai dire mais

John Harvey Kellogg. Mai dire mais
Nella prima metà del XIX secolo, la giornata alimentare media di un cittadino statunitense è l'incubo di un nutrizionista, e l'orrore di un vegetariano: solo a colazione appaiono quasi sempre whisky, carne di maiale o di mucca, patate, fritture, sottaceti, uova, biscotti, burro, cacciagione, torte e formaggio, figuriamoci a pranzo e cena. L'altra faccia della medaglia dell'abbondanza di una nazione in rapida ascesa sono le patologie gastrointestinali e cardiovascolari che ormai flagellano la popolazione. È in questo quadro che nel 1852 nasce John Harvey Kellogg, rampollo di una famiglia di religione avventista perseguitata da problemi economici e lutti prematuri: il padre soffre di diarrea cronica,  la madre muore di un brutto male (subito rimpiazzata – come spesso accadeva in quegli anni – dalla giovane domestica), una sorellina passa a miglior vita dopo pochi mesi e lui stesso si ammala di tubercolosi sin da piccino. Le precarie condizioni di salute non impediscono a John Harvey di sviluppare una viva intelligenza e un buon talento per la musica, e soprattutto di cogliere, una volta cresciuto, le potenziali implicazioni sociali ed economiche della crociata salutista dei vertici della Chiesa Avventista, che si inseriva in un vasto movimento d'opinione teso a modificare l'approccio bulimico dell'americano medio al cibo, ritenuto immorale e antireligioso. La visita occasionale della clinica del dottor James Caleb Jackson in quel di Dansville al seguito di una comitiva di correligionari folgora John Harvey, ormai diventato un ultrà salutista rigidamente vegetariano: perché non fondare un istituto simile, però depurato dalle pulsioni antisistema e vitalistiche di Jackson (che non disdegnava per esempio di organizzare orge tra i degenti)? La Chiesa Avventista finanzia gli studi medici di John Harvey e di suo fratello maggiore Merritt, li spedisce in Europa per aggiornarsi sulle ultime tendenze in materia di salute e infine li mette a capo di un modesto centro di Idroterapia di Battle Creek, nel Michigan. Dopo vent'anni, la clinica diretta da John Harvey, ribattezzata Sanitarium, è diventata famosa in tutto il mondo...
Almeno cinque clisteri al giorno (alcuni di molti litri, altri a base di yogurt sparato direttamente nel retto per ricreare la flora batterica), deliranti diete d'urto a base solo di uva o solo di latte seguite da un mantenimento fortemente ipocalorico e vegetariano, rigidi controlli sulla masticazione a tavola, massaggi, esercizio fisico duro, lastre a gogò, 'riposini' al gelo, elettroshock, terapie comportamentali di gruppo, noiosissimi spettacoli dal vivo, preghiera, divieto assoluto di masturbazione e rapporti sessuali. Sul bizzarro mix tra intuizioni sanitarie geniali e deliranti torture medievali messo su nella sua clinica privata dal sedicente mago della Medicina John Harvey Kellogg (cognome passato alla storia per i corn flakes, peraltro al centro di una interminabile battaglia legale tra i due fratelli Kellogg che vide John Harvey soccombere) si è molto discusso e molto ironizzato, persino sul grande schermo - con Morti di salute del grande Alan Parker. Ma di saggi che ne raccontino la vita e le idee ve ne sono curiosamente pochissimi, nessuno in italiano. Almeno fino a questo John Harvey Kellogg – Mai dire mais di Silvestro Ferrara, “filologo moderno prestato alla comunicazione digitale”, come si definisce lui stesso. Un libro breve, molto gradevole da leggere, che rifugge da qualsiasi tecnicismo e rigore documentale e sceglie la strada di un racconto frizzante e pop, ricco di humour irriverente, capace di informare senza correre mai il rischio di annoiare: farebbe affrontare col sorriso sulle labbra persino un clistere allo yogurt. Provare per credere?

 

 

 

 
 
 
 
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