Dimmi chi sei, Marlowe

Dimmi chi sei, Marlowe
Il detective Marlowe si trova in una clinica messicana di Ciudad de Loco Hermoso per farsi asportare dei calcoli biliari. È qui che conosce la bellissima infermiera Miranda, con la quale inizia un rapporto di piacevoli chiacchierate e sigarette fumate al buio di una stanza. Quando Marlowe esce dalla clinica per fare ritorno negli Stati Uniti manda dei fiori a Miranda, e per questo viene fermato dalla polizia al confine: vogliono sapere perché abbia mandato i fiori alla donna dopo averla uccisa. Uccisa? Dopo avere chiarito la sua posizione Marlowe viene raggiunto dalla telefonata di Conchita, sorella gemella di Miranda, avvolta dalla medesima bellezza, che gli propone di incontrarsi in un aeroporto messicano. Conchita racconta a Marlowe la storia dell’amore saffico tra lei e la sorella gli rivela i propri sospetti sull’omicidio di Miranda. Le due erano proprietarie di due gioielli a quanto pare molto preziosi e ora Conchita teme per la propria vita. Per questo chiede a Marlowe di proteggerla e fare luce sul caso. Sorprendentemente le indagini del detective iniziano proprio nella sua città…
Torna Marlowe, detective di chandleriana memoria nato dalla penna dello scrittore udinese che si cela dietro lo pseudonimo di Frank Spada, giunto al suo secondo romanzo. Rispetto alla prima prova, Dimmi chi sei, Marlowe offre un plot più veloce, avvincente e misterioso, soprattutto perché il detective è personalmente coinvolto nelle indagini. Il tutto condito da uno stile ricco di metafore e note ironiche che rendono la lettura piacevole e mai banale. In fondo risiede proprio in questo la bravura di Frank Spada, nell’essere riuscito a creare uno stile personale ed originale, fatto di minuziose descrizioni psicologiche del protagonista, alle prese con i fitti dialoghi con se stesso e con il padre morto, e scorci dell’America degli anni Cinquanta, dei suoi brogli elettorali e le sue selvagge speculazioni edilizie. Ovviamente il punto di forza sta nella caratterizzazione del protagonista Marlowe, a bordo della sua affezionata Olds – la sua puledrina – sempre al fianco della fedelissima 45 e con l’immancabile Lucky tra le labbra, fiumi di whisky e pause da Minnie’s dove potersi immergere in pace nei suoi pensieri e godere della vista di qualche soffice balconcino eccessivamente esposto. La narrazione viene accompagnata da una colonna sonora  a base di jazz della West Coast, che scandisce il ritmo di un romanzo di altri tempi – immortalati nella bella fotografia in copertina di Walker Evans, che risale al 1947 – da immaginarsi prettamente in bianco e nero.

 

 

 

 
 
 
 
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