


Gela, 11 marzo 2003: Rosario Crocetta viene eletto sindaco della città che, più di altre, è diventata simbolo della presenza mafiosa nelle istituzioni politiche locali. Ma Crocetta, omosessuale dichiarato, non ha paura delle convenzioni e delle conventicole: decide così di percorrere una strada solitaria (che nel tempo aggregherà, invece, migliaia di cittadini onesti di tutta Italia) di lotta alla mafia ed alle organizzazioni criminali, inaugurando un nuovo capitolo della storia della Sicilia contemporanea. Palermo, via D’Amelio: la data è quella che tutta Italia conosce, quel fatidico 19 luglio 1992, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i membri della sua scorta, ed il luogo ancora oggi sembra recare l’impronta di un comportamento criminale di uomini dello Stato, collusi con gli uomini di Cosa Nostra. Cinisi: dire Cinisi è dire Giuseppe Impastato, detto Peppino, e la sua storia di coraggiosa opposizione alla mafia. Un uomo, un eroe, che da solo ha fatto baluardo alla giustizia contro l’ingiustizia, con un senso della missione e del sacrificio che lo ha portato dritto fino alla morte. Palermo è una città “attenzionata”: un luogo posto sotto osservazione dalle forze dell’ordine, ma un luogo in cui l’attenzione dei suoi abitanti alle dinamiche quotidiane non smette mai di essere presente: Palermo è come un tatuaggio a colori che resta sulla pelle di chi la abita e perfino di chi la visita, Palermo del pizzo mafioso, Palermo del sole gioioso. Palermo dell’antipizzo e dell’antimafia. Palermo che si regge sulle sue eterne contraddizioni…
Una geografia dell’anima siciliana, che estende le sue frange all’intera geografia italiana, ammessa ad essere rappresentata su di un palcoscenico dove uomini, cose, relazioni, emozioni ed aspirazioni si scoprono nella loro perfetta nudità e, non di rado, nella loro impietosa verità: un teatro, quello di Giulio Cavalli, scritto e raccontato secondo verità di nomi e cognomi, con tanto di marchio d’infamia là dove sia stato attribuito. Un percorso teatrale e narrativo tanto vero e vissuto, prima di essere scritto e “agito”, che ancor oggi costringe l’autore a vivere – e scrivere – sotto scorta armata. Ma la scrittura trova sempre il varco per sfuggire alla costrizione, e prende libertà nell’atto della lettura di questi monologhi: dietro resta la scorta e, dietro la scorta, quella dura realtà che in Italia ha nome di un’isola, la più bella del Mediterraneo, e di un fenomeno sociale, economico, politico che le è rimasto attaccato come un’etichetta difficile da graffiare via.