Meno di zero
Il set delineato da Ellis in questo suo romanzo d’esordio non è uno dei tanti quadri replicabili che descrivono i patinati anni Ottanta, bensì ha una potenza da classico, che riesce proprio grazie al distacco dei ricchi ragazzi della borghesia losangelina a farci vedere come quel mondo sognato da troppi si sia retto su fondamenta instabili, fatte di piste di coca, sbronze e una non presa di posizione sui fatti del quotidiano: elementi che hanno portato alla decadenza dei Novanta (incarnati ad esempio nel rock dei Nirvana di Kurt Cobain) e alla crisi degli anni zero. Meno di zero è un romanzo di formazione al contrario, dato che Clay non deve diventare qualcuno, anzi tenta di scoprire una normalità innocente che ritorna ai tempi della sua pre-adolescenza (descritti da Ellis in stupendi flashback), ma è anche il ritratto di una generazione di “ragazzi giovanissimi, [che] sembrano tutti uguali: sottili, abbronzati, capielli biondi e corti, occhi azzurri dallo sguardo vacuo, stessa voce vuota e monotona”. La moda di quegli anni che oggi rispopola nei Wayfarers della Ray-Ban, nelle spalline, nei leggings e in un gusto retrofuturista ‘pacchiano-di-classe’ è descritta alla perfezione da questo breve ma intenso romanzo minimalista. No future for Bret.
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